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	<title>Specchio antico &#187; Scienza</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>Un falso di successo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2021 20:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cento anni fa il Times pubblicava una clamorosa inchiesta in cui dimostrava che un libro di grande diffusione era in realtà un falso. Ma nonostante ciò ha continuato a circolare e, purtroppo, a fare danni. Stiamo parlando dei “Protocolli dei Savi di Sion” un libercolo che pretendeva di riportare i verbali di un complotto ebraico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cento anni fa il Times pubblicava una clamorosa inchiesta in cui dimostrava che un libro di grande diffusione era in realtà un falso. Ma nonostante ciò ha continuato a circolare e, purtroppo, a fare danni. Stiamo parlando dei “Protocolli dei Savi di Sion” un libercolo che pretendeva di riportare i verbali di un complotto ebraico per dominare il mondo. “È poco credibile” scriveva Umberto eco nella presentazione del libro “<a href="https://www.lafeltrinelli.it/libri/complotto/9788806177850?productId=9788806177850">Il Complotto</a>” di Will Eisner, “che i cattivi esprimano in modo così scoperto e svergognato i loro malvagi progetti. Ma quello che appare incredibile è che questo falso sia rinato dalle proprie ceneri ogni volta che qualcuno ha dimostrato che si trattava di un falso, al di là di ogni dubbio”. Vediamo la storia.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 742px"><img title="Protocolli" src="http://www.avventismoprofetico.it/upload/avventismo/57_i-protocolli-dei-savi-anziani-di-sion-in-francese.jpg" alt="Una edizione francese dei Protocolli." width="732" height="1199" /><p class="wp-caption-text">Una edizione francese dei &quot;Protocolli&quot;.</p></div>
<p>Certamente Maurice Joly, scrittore, nel 1864 non poteva immaginare quello che avrebbe provocato il suo libro “Il dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu”. La sua intenzione era di screditare Napoleone III mettendo in bocca a Machiavelli una descrizione dei meccanismi che permettevano ai potenti di dominare il popolo. Bisogna riconoscere la bontà del suo lavoro, visto il successo delle sue analisi. Non andò così per il sogno di Joly di ribaltare il potere di Napoleone III: Il libro fu proibito e gli valse un anno e mezzo di prigione. Joly per la sua attività sovversiva ebbe altre condanne e morì suicida nel 1878. Avrebbe potuto finire tutto lì.</p>
<p><strong>Nella Russia zarista</strong><br />
Andiamo ora in Russia. Nel 1984 sale al trono Nicola II, uomo facilmente influenzabile. Fra i suoi consiglieri più ascoltati c’è Sergei Yulievich Witte che gli propone idee troppo moderne per i conservatori di corte.  L’antisemitismo era ben radicato nel paese e alcuni pensarono di screditare le idee per modernizzare la Russia facendole passare per un complotto ebraico. Ci volevano però dei documenti per avvalorare questa tesi. Decidono allora di fabbricarli, con la complicità dei servizi segreti che per questi lavori hanno al loro servizio un abile falsario, Mathieu Golovinskij. Gli commissionano un libro basato proprio sui dialoghi all’inferno di Joly. Nelle mani di Golowinskij <strong>il libro di denuncia diventa la storia di un complotto giudaico</strong>: un gruppo di sette savi ebrei si riuniscono per ordire una trama per dominare il mondo e tutto questo viene raccontato sotto la forma di verbali delle loro riunioni segrete. Una trama inverosimile, nessuno metterebbe per iscritto i propri complotti segreti. Il libro esce in Russia nel 1905 e, grazie alla diffidenza verso gli Ebrei, ha successo. Si diffonde anche all’estero: in America Henry Ford lo pubblica a puntate su un suo giornale, in Inghilterra esce nel 1920 col titolo “Il pericolo ebreo” e Winston Churchill ne parla in un lungo articolo.</p>
<p><strong>Il falso svelato</strong><br />
Solo un anno dopo un corrispondente del Times riceve da un emigrante russo una copia dei Dialoghi di Joly con la rivelazione che ampi stralci del libro si ritrovano nei <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em>. La conclusione è chiara: <strong>non può essere che un falso</strong>. Così nell’agosto del 1921 l’autorevole giornale smaschera il libro, con la convinzione di aver messo la parola fine alla truffa. Ma anche se qualcuno, come Henry Ford, si ricrede, <strong>il libro continua a diffondersi.</strong><br />
Fra i paesi in cui i <em>&#8220;Protocolli&#8221; </em>sono usciti c’è la Germania, dove il giovane Adolf Hitler ne usa i contenuti per fare proseliti nelle birrerie di Monaco. Quando finisce in prigione scrive il suo libro “<em>Mein Kampf</em>” dove <strong>cita ampiamente i <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em> come base per le sue affermazioni.</strong> La crisi del paese è profonda, Hitler fornisce al popolo tedesco un nemico a cui dare la colpa: i Savi di Sion e l’intera razza ebraica. Lui e il partito nazista useranno i protocolli nella propaganda fino alla fine. Quello che è successo agli Ebrei è noto.</p>
<p><strong>Le edizioni si moltiplicano</strong><br />
Il libro però sopravvive anche al crollo del Nazismo e le edizioni si moltiplicano, nonostante le comunità ebraiche riescano ad ottenerne la condanna per diffamazione da tribunali di tutto il mondo. Il Ku Klux Klan ne ha fatto un testo di riferimento e viene tuttora diffuso ampiamente nei paesi musulmani. Nel 1970 viene edito in Italia da Ordine Nuovo. Ancora nel 2019 il senatore Lannutti in un tweet lo cita per denunciare il potere dei banchieri ebrei e viene incriminato per istigazione all’odio razziale.<br />
Cosa ha determinato il successo dei <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em>? Indubbiamente Joly nei suoi Dialoghi aveva fatto un buon lavoro: alcuni brani sul debito pubblico possono spiegare dinamiche tuttora presenti nella società. Ma l’autore dei <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em> ha compiuto un passaggio cruciale:<strong> le dinamiche economiche diventano macchinazioni gestite da un ristretto gruppo di potere</strong> al quale attribuire la colpa di tutti i guai. Questo aiuta a spiegare le giustificazioni date sul fatto che vengono citate nonostante siano un falso. Citiamo ancora Umberto Eco: “Il ragionamento è impeccabile: «I <em>Protocolli</em> potrebbero essere falsi, ma raccontano esattamente quello che gli ebrei pensano e quindi devono essere considerati autentici». In altre parole non sono i protocolli a produrre antisemitismo, è il profondo bisogno di individuare un Nemico che spinge a credere ai <em>Protocolli</em>”. Prova ne sia che il loro contenuto può funzionare anche senza il popolo ebraico. Come afferma Domenico Dario Curtotti nella introduzione dell’edizione delle “Edizioni Clandestine” i <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em> sopravvivono anche all’antisemitismo.<strong> L’ossessione del potere occulto e manipolatore rende la letteratura cospiratoria morbosamente attraente</strong>. Così non è difficile trovare in rete gli stessi meccanismi dei <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em> attribuiti però alla setta degli Illuminati.</p>
<p><strong>I protocolli si riciclano</strong><br />
I <em>&#8220;Protocolli&#8221;</em> quindi <strong>possono anche riciclarsi sotto altre forme e sopravvivere persino se si ammette la loro origine apocrifa</strong>. Nel cercare in rete materiali per questo articolo abbiamo trovato un libro edito nel 2020 che li cita nel titolo e si presenta così: “Tutto si è avverato esattamente come pianificato nei <em>Protocolli dei Savi Anziani di Sion</em> del 1905: La privazione della sovranità delle nazioni europee, la loro soggezione alla Grande Finanza Internazionale attraverso il ricatto del Debito (…), <em>oggi anche con pandemie architettate.</em> (…) Non conta tanto chi ne fu l&#8217;autore (e il popolo ebreo non ha nulla a che vedere con essi) quanto la fondatezza del loro contenuto”. Insomma, per dirla ancora con Umberto Eco, ci si giustifica dicendo: «I <em>Protocolli</em> confermano la storia che ho tratto da essi quindi sono autentici».<br />
Ci libereremo dell’influenza di quest’opera? Sarà molto difficile, ma pensiamo sia valsa la pena di parlarne.</p>
<p>Pubblicato sul numero 4/2021 Luglio-Agosto del giornale &#8220;Sempre&#8221; <a href="http://semprenews.it/">http://semprenews.it</a></p>
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		<title>Uno sguardo al Paleolitico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 10:44:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In genere ci raffiguriamo gli Homo sapiens dell’età della pietra intenti a scambiarsi grugniti e comunicare a gesti. Proviamo a immaginarli mentre ragionano come uomini moderni e vediamo cos’è successo tanto tempo fa in un piccolo villaggio del Paleolitico inferiore.
- Hey Gwulf, hai sentito la novità di Fwugh?
- Chi, quel matto?
- Proprio lui.
- Cosa ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In genere ci raffiguriamo gli Homo sapiens dell’età della pietra intenti a scambiarsi grugniti e comunicare a gesti. Proviamo a immaginarli mentre ragionano come uomini moderni e vediamo cos’è successo tanto tempo fa in un piccolo villaggio del Paleolitico inferiore.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><img title="Nel paleolitico" src="http://3.bp.blogspot.com/-Z4SxUqnTK1I/VedsxHxpY4I/AAAAAAABGsk/Ae5QSNhEjjk/s1600/primitivo%2Bche%2Bscheggia%2Buna%2Bpietra.JPG" alt="Uomo del Paleolitico" width="440" height="457" /><p class="wp-caption-text">Uomo del Paleolitico</p></div>
<p>- Hey Gwulf, hai sentito la novità di Fwugh?<br />
- Chi, quel matto?<br />
- Proprio lui.<br />
- Cosa ha combinato stavolta?<br />
- Sai quel fulmine che ha colpito il bosco che poi ha bruciato per una settimana? Beh, non è andato a curiosare quando ancora c’erano le fiamme in giro?<br />
- Ha proprio una testa da Neanderthal quello lì! Andare a mettersi in pericolo così per niente.<br />
- No, ma aspetta, non ho finito. Dice che ha preso su dei rami che ancora bruciavano e se li è portati al villaggio.<br />
- Ma è proprio matto! Vuole farci bruciare tutti. Va bene che un ramo si spegne in poco tempo, ma intanto può attaccare l’incendio a qualcos’altro.<br />
- Poco tempo un fico secco. Lui e i suoi figli sono lì che portano legna per alimentarlo e sono già tre giorni che brucia. Sta anche facendo prove strane: ha preso un ramo spento che però aveva la punta rossa e scottava, l’ha messo vicino all’erba secca e ci ha soffiato sopra. L’erba secca ha fatto una gran fiammata e il ramo ha ripreso a bruciare. Chi era lì si è preso una gran paura. Tutti a dire “Ma sei matto! Il fuoco si attaccherà all’erba secca e arriverà dappertutto” Ma lui dice che bastano un po’ di pietre per evitare l’incendio di quello che c’è intorno.<br />
- Ma le pietre servono a ben altro! Con tutte le cose utili che si possono fare, lui le va a sprecare per i suoi giochini? Chi me lo dice a me che dopo un po’ di tempo le pietre non prendono fuoco anche quelle? Non si sa mai. Per cosa poi? Una roba inutile che fa solo dei danni!<br />
- Ah, ma lui già comincia a dire come sarà bello quest’inverno scaldarsi attorno a un fuoco. Vuole addirittura portarselo dentro la capanna.<br />
- Cosa? Ma è proprio matto! Non ci sono già le pellicce per stare caldi? E poi quando c’era l’incendio nel bosco l’aria era tutta grigia e bruciava la gola e gli occhi. Come pensa di stare bene in una capanna con tutta quell’aria grigia?<br />
- Non lo sa bene neanche lui, ma dice che l’aria grigia va in alto e si potrebbe provare a fare un buco nel tetto per vedere se esce. Finora sua moglie gliel’ha impedito, ma qualcuno potrebbe provarci prima o poi.<br />
- Qualcuno? Non mi dirai che c’è qualcuno che glia dà retta!<br />
- Purtroppo pare di sì. Erano già tre o quattro lì a chiedere informazioni “Come si fa”? “Dai, proviamo a farne un altro” “Ma ci vuole molta legna”? E lui li ha incoraggiati, ne hanno acceso un secondo, così se si spegne un fuoco ce ne può essere un altro, diceva.<br />
- Ah già, bisogna tenerlo acceso, ci vorrà qualcuno che lo bada. Con tutte le cose che ci sono da fare ci deve essere gente che invece di andare a caccia sta a raccogliere legna e buttarla sul fuoco? Tutto per una cosa inutile e pericolosa. Ma lo stregone non dice niente?<br />
- Uhuuu, lo stregone! L’ha detto in tutti i modi che se gli Dei volevano il fuoco dentro il villaggio mandavano il fulmine qui e non nel bosco. Lo capiscono tutti, ma lui dice che se gli Dei ci hanno fatti curiosi un motivo ci sarà.<br />
- Mamma mia! Mette anche in discussione quello che dice lo stregone, non c’è più religione, dove andremo a finire! E il capo villaggio sta zitto anche lui? Non si preoccupa di questa cosa che consuma risorse, ci mette in pericolo ed è totalmente inutile? Dai, facciamo un comitato e andiamo a protestare. Questa cosa del fuoco deve finire subito.</p>
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		<title>Leonardo letto da un prof di agricoltura</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2019 07:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di Leonardo di solito si parte dalle spettacolari macchine del Codice Atlantico. Ma il genio id Leonardo era tanto multiforme che ha detto la sua anche in botanica e precisamente nel trattato sulla pittura. Questo passa inosservato perché di solito il trattato viene letto con gli occhi di un pittore.
Ma leggere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Leonardo di solito si parte dalle spettacolari macchine del Codice Atlantico. Ma il genio id Leonardo era tanto multiforme che ha detto la sua anche in botanica e precisamente nel trattato sulla pittura. Questo passa inosservato perché di solito il trattato viene letto con gli occhi di un pittore.<br />
Ma leggere la parte che riguarda gli alberi con alle spalle un laurea in Scienze agrarie porta a scoperte sorprendenti.<br />
Vi si legge chiaramente il passaggio di Leonardo, evidenziato da Gombrich, da artista a scienziato: guardando alla natura per riprodurla, compie osservazioni rigorose di grande utilità per la Scienza.<br />
Quando parla dei cerchi di accrescimento degli alberi si rende conto di entrare in un altro campo:</p>
<blockquote><p>&#8220;I circoli de&#8217; rami segati mostrano il numero dei loro anni e quali furono i più umidi o più secchi secondo la maggiore o minore loro grossezza. (omissis) e benché questo non serva alla pittura pure lo scriverò per lasciare men cose indietro degli alberi, che alla mia notizia sia possibile.&#8221;</p></blockquote>
<p>Ci sono sorprendenti osservazioni di fisiologia vegetale, che tradotte in linguaggio moderno conservano la loro validità: sostituite &#8220;sugo&#8221; con &#8220;cambio libro-floematico&#8221; ed avrete una descrizione ancora abbastanza valida dell&#8217;accrescimento delle piante:</p>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;accrescimento della grossezza delle piante è fatto del sugo, il quale si genera nel mese di aprile infra la camicia ed il legno di esso albero; ed in quel tempo essa camicia si converte in iscorza, e la scorza acquista nuove crepature nella profondità delle ordinarie crepature.&#8221;</p></blockquote>
<p>Di solito gli studi sulla nutrizione vegetale vengono datati agli inizi del &#8216;600 e per le prime intuizioni del fatto che le piante traggano nutrimento dall&#8217;aria bisogna aspettare la fine del &#8216;700. Ma sentite cosa dice Leonardo in pieno &#8216;500:</p>
<blockquote><p>&#8220;Il Sole dà spirito e vita alle piante: e la terra coll&#8217;umido la nutrisce. Intorno a questo caso io provai già a lasciare solamente una minima radice a una zucca, e quella tenevo nutrita con l&#8217;acqua; e tale zucca condusse a perfezione tutti i frutti che essa potè generare i quali furono circa sessanta zucche di quelle larghe.&#8221;</p></blockquote>
<p>Un vero e proprio esperimento scientifico, nel quale si riconosce il ruolo della luce solare per la vita delle piante. La conclusione non è del tutto corretta: Leonardo osserva che la pianta trae nutrimento dall&#8217;aria, ma individua la rugiada come principio nutritivo. Solo alla fine del &#8216;700 si capirà che l&#8217;aria è una miscela di gas e nell&#8217;800 che è l&#8217;anidride carbonica la responsabile della crescita delle piante.</p>
<p>In ogni caso Leonardo giunge ad una conclusione corretta e la sintetizza in una frase di rara forza espressiva:</p>
<blockquote><p>&#8220;La foglia è tetta ovvero poppa del ramo o dei frutti che nascon l&#8217;anno che viene&#8221;</p></blockquote>
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		<title>&#8220;Non può piovere sempre&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 08:55:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“È una sciocchezza”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Potrebbe essere vero”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, indescrivibili affollamenti sulle spiagge, anche le più sperdute, e altri colossali ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito e si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>
<div id="attachment_1863" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028.jpg"><img class="size-medium wp-image-1863" title="Pioggia" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028-300x199.jpg" alt="Piove" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Piove</p></div>
<p>In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</p></div>
<div>Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div>Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div>Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div>“È una sciocchezza”</div>
<div>“Potrebbe essere vero”</div>
<div>“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div>“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div>Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div>Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla, anche se una settimana con sette giorni lavorativi avrebbe realizzato un antico sogno nel cassetto di Confindustria. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div>Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, spiagge al cui confronto la Normandia il giorno dello sbarco sembrava un&#8217;oasi di pace e altri biblici ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito, si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div>Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div>La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono&#8221;.</div>
<div>In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>I meteorologi furono richiamati precipitosamente in servizio.</div>
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		<title>Hard disk, farfalle e portafoglio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[uando insegnavo Economia spiegavo come il sistema economico mondiale possa essere considerato uno di quelli che, per la sua complessità, rientrano nella &#8220;Teoria del caos&#8221;, la quale, per essere brevi, viene di solito spiegata con l&#8217;aforisma della farfalla: una farfalla che batte le ali a Parigi può far piovere a Tokio. Aggiungevo poi che ritenevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811.jpg"><img src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811-300x199.jpg" alt="Farfalla monarca (Zambia)" title="Farfalla monarca" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-1057" /></a><p class="wp-caption-text">Farfalla monarca (Zambia)</p></div>Quando insegnavo Economia spiegavo come il sistema economico mondiale possa essere considerato uno di quelli che, per la sua complessità, rientrano nella &#8220;Teoria del caos&#8221;, la quale, per essere brevi, viene di solito spiegata con l&#8217;aforisma della farfalla: una farfalla che batte le ali a Parigi può far piovere a Tokio. Aggiungevo poi che ritenevo vera la cosa, visto che avevo la netta impressione che qualsiasi evento accadesse nel mondo (guerre, rivoluzioni, colpi di stato, dimissioni, nomination al Grande Fratello) avesse prima o poi ripercussioni, di solito negative, sul mio portafogli.<br />
Questa percezione si è acuita da quando un hard disk esterno ha cominciato a dar segni di cedimento. Niente di particolarmente grave, ho il back-up su un&#8217;altra unità. Ma quando ho iniziato a cercare informazioni per rimpiazzare l&#8217;unità arrancante, ho notato che i prezzi erano più alti di quello che mi aspettavo. Girando per i siti comincio a notare che si parla di Tailandia e alla fine la scoperta: forti piogge in Tailandia hanno azzerato la produzione di hard disk con conseguente impennata dei prezzi.<br />
Ottimo esempio di come, nell&#8217;era della globalizzazione, le disgrazie locali finiscano col ripercuotersi fatalmente su portafogli di tutto il Mondo, fra i quali, naturalmente, il mio.<br />
Ma se becco la farfalla che ha fatto piovere in Tailandia&#8230;</p>
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		<title>Internet: la destra non ce la può fare</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 19:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Patetico l&#8217;on. Stracquadanio quando per giustificare la sconfitta ai referendum evoca legioni di statali militanti di sinistra che sul lavoro fanno propaganda politica invece di lavorare.
La verità è un&#8217;altra.
Una volta pensavo che Internet avesse un po&#8217; la funzione degli Ewok in Guerre Stellari: un elemento sbucato dal nulla e capitato al posto giusto nel momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Patetico l&#8217;on. Stracquadanio quando per giustificare la sconfitta ai referendum evoca legioni di statali militanti di sinistra che sul lavoro fanno propaganda politica invece di lavorare.</p>
<p>La verità è un&#8217;altra.</p>
<p>Una volta pensavo che Internet avesse un po&#8217; la funzione degli Ewok in Guerre Stellari: un elemento sbucato dal nulla e capitato al posto giusto nel momento giusto per permettere la vittoria dei buoni.</p>
<p>Ma questo non spiegherebbe perché Internet venga usato più (e meglio) dalla sinistra che dalla destra.</p>
<p>In fondo è lì per tutti, costa poco e non è difficile accedere.</p>
<p>Ma alla destra manca una cosa importante: la mentalità.</p>
<p>Perché Internet è nato dalla cooperazione fra ricercatori e le sue applicazioni funzionano secondo logiche collaborative.</p>
<p>Per usare Internet occorre essere in questa logica. Chi è legato a logiche competitive, non riuscirà mai a gestire efficacemente un blog, non avrà mai successo in una newsletter. Faticherà a collaborare con Wikipedia e  non si fiderà delle sue informazioni. Non apprezzerà fino in fondo, e quindi non saprà sfruttare, le possibilità di un social network.</p>
<p>Chi è prigioniero della logica del profitto non può capire cosa spinga le persone a fare quello che sto facendo ora. Non può utilizzare la rete per cose che non danno profitto immediato.  Non comprende e quindi diffida e sta lontano. L&#8217;unica cosa che può fare è demonizzare la Rete e chi la usa.</p>
<p>Come fa Stracquadanio.</p>
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		<title>Fatti su Pisapia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 07:31:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo aver spammato qua e là i miei contributi alla conoscenza delle malefatte di Pisapia, li raccolgo qui, con due inediti.
Un proverbio dei fisici del CERN di Ginevra recita:
&#8220;Se si muove Pisapia
tosto cresce l&#8217;Entropia&#8221;
Roberto De Mattei, vice presidente del CNR, dice che Pisapia è &#8220;Voce della bontà di Dio. Come lo tsunami&#8221;.
D&#8217;altronde è noto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver spammato qua e là i miei contributi alla conoscenza delle malefatte di Pisapia, li raccolgo qui, con due inediti.</p>
<p>Un proverbio dei fisici del CERN di Ginevra recita:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se si muove Pisapia</p>
<p>tosto cresce l&#8217;Entropia&#8221;</p></blockquote>
<p>Roberto De Mattei, vice presidente del CNR, dice che Pisapia è &#8220;Voce della bontà di Dio. Come lo tsunami&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altronde è noto che un battito di ciglia di Pisapia a Milano può scatenare un temporale a Tokio.</p>
<p>Fra i progetti di Pisapia c&#8217;è la costruzione di una fontana in Piazza Duomo. Per fare abbeverare i cavalli dei Cosacchi.</p>
<p>Pisapia distrugge i quadrati costruiti sui cateti. E anche quello sull&#8217;ipotenusa.</p>
<p>Pisapia ha detto a Luke Skywalker: &#8220;Luke, sono tuo padre&#8221;.</p>
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		<title>Se&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:50:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se la gente va a dormire fuori perché crede a un terremoto annunciato da un bigliettino inesistente di un sismologo dilettante, morto che non ne ha mai presa mezza, allora può anche votare Silvio Berlusconi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la gente va a dormire fuori perché crede a un terremoto annunciato da un bigliettino inesistente di un sismologo dilettante, morto che non ne ha mai presa mezza, allora può anche votare Silvio Berlusconi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Occhi per l&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 11:42:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pare che le cellule sensibili al blu nel nostro occhio siano poche e in posizione priferica. Per chiarire  il mistero il professor Gasper Tkacik ha raccolto  5.000 foto scattate in Botswana.  Le ha poi analizzate con un particolare algoritmo al computer e ha stabilito che la configurazione delle cellule sensibili al blu che raccoglie il maggior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_892" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/20100810-DSC_9883.jpg"><img class="size-full wp-image-892 " title="20100810-DSC_9883" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/20100810-DSC_9883.jpg" alt="Botswana - Parco del Chobe" width="420" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Botswana - Parco del Chobe</p></div>
<p>Pare che le cellule sensibili al blu nel nostro occhio siano poche e in posizione priferica. Per chiarire  il mistero il professor Gasper Tkacik ha raccolto  5.000 foto scattate in Botswana.  Le ha poi analizzate con un particolare algoritmo al computer e ha stabilito che la configurazione delle cellule sensibili al blu che raccoglie il maggior numero di fotoni da quelle immagini è molto vicina a quella dell&#8217;occhio umano. Quindi ne ha dedotto che l&#8217;occhio umano si è evoluto nella Savana africana.</p>
<p>Chissà se questa è una delle ragioni di quel mal d&#8217;Africa che ci assale alla vista dei paesaggi di quel continente.</p>
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		<title>Mozart</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 14:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricercatori israeliani affermano che la Musica di Mozart provoca una crescita più rapida dei neonati prematuri.
Sono un ammiratore del grande compositore austriaco e ne ascolto spesso qualche CD.
Negli anni passati la sua musica è stata accreditata delle proprietà più stupefacenti, dall&#8217;incremento di produzione di latte delle bovine ad un effetto benefico sull&#8217;intelligenza umana. Su quest&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricercatori israeliani affermano che la <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/01/10/news/musica_bambini-1895133/" target="_self">Musica di Mozart </a>provoca una crescita più rapida dei neonati prematuri.</p>
<p>Sono un ammiratore del grande compositore austriaco e ne ascolto spesso qualche CD.</p>
<p>Negli anni passati la sua musica è stata accreditata delle proprietà più stupefacenti, dall&#8217;incremento di produzione di latte delle bovine ad un effetto benefico sull&#8217;intelligenza umana. Su quest&#8217;ultimo punto, peraltro, concordo pienamente.</p>
<p>Restano aperti meravigliosi orizzonti per la scienza. Se una mamma allatta il figlio ascoltando Mozart, produce più latte? Il neonato diventa più intelligente? Diventa più intelligente anche la mamma? Si diventa più intelligenti con la musica di Mozart o con la patata Selenella?</p>
<p>Ma soprattutto, i ricercatori israeliani non possono trovare un&#8217;altra scusa per ascoltare Mozart sul lavoro?</p>
<p>Beh, potrei continuare, ma K40 è finito e devo andare a cambiare il CD alle mie piante grasse. Hai visto mai?</p>
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