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	<title>Specchio antico &#187; ricordi</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>Ho visto&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 May 2017 20:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Don Oreste]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Don Oreste Benzi]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto lavorando su dispense di don Oreste di metà degli anni &#8216;50. Uno dei temi che mi piacerebbe sviluppare è quello del suo stile di scrittura. Ad esempio faceva un gran uso dell&#8217;iterazione, vale a dire la ripetizione di una parola o di una breve frase per dare forza e incisività al discorso. Ho trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto lavorando su dispense di don Oreste di metà degli anni &#8216;50. Uno dei temi che mi piacerebbe sviluppare è quello del suo stile di scrittura. Ad esempio faceva un gran uso dell&#8217;iterazione, vale a dire la ripetizione di una parola o di una breve frase per dare forza e incisività al discorso. Ho trovato un brano che mi ha colpito per come espone, secondo me, il cuore del suo modo di avvicinarsi agli ultimi. Ma, in prima battuta, aveva attirato la mia attenzione un qualcosa nel linguaggio. Mi sono preso la libertà di dividerlo come se fosse una poesia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Ho visto</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">un ragazzo povero, stracciato, disprezzato:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">eppure quel ragazzo</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">ha un valore infinito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Ho visto</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">un ragazzo che non vive in grazia,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">chi lo vede</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">lo direbbe un disgraziato:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">la sua bocca sembra una bocca dell&#8217;inferno,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">eppure quel ragazzo</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">ha un valore infinito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Ho visto</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">un ragazzo simpatico, bello, brillante</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">e tutti gli vanno dietro eppure nessuno lo ama</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">perché nessuno ha scoperto in lui</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">un valore infinito</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Gli uomini</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">non sono divisi</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">in categorie di grandi e piccoli,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">gli uomini</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">sono tutti</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">di un valore infinito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Hanno un valore infinito</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">perché sono oggetto dell&#8217;amore di Dio:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">Dio li ama, così come sono,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">e tutto ciò</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">che è toccato dall&#8217;amore di Dio,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">diventa prezioso,</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">e Dio li ama</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">tanto che non accetta come vero</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">l&#8217;amore dell&#8217;uomo verso di Lui</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">se non ha</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">come seconda faccia</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: &quot;Courier New&quot;, monospace;">l&#8217;amore al prossimo.</span></p>
<p>Ho visto” un incipit che a qualcuno ricorderà la canzone di Francesco Guccini “Dio è morto”. La canzone, come dichiarato più volte dal cantautore, gli fu ispirata da un poema di Allen Ginsberg, poeta della Beat Generation, “L&#8217;urlo”, che inizia per l&#8217;appunto con le parole <em>“Ho visto le menti migliori della mia generazione&#8230;”</em></span>.</p>
<p>Io sono uno che va a vedere su Wikipedia. La dispensa è databile con una certa sicurezza nei primi mesi del 1957, gennaio o febbraio (questo su Wikipedia non c&#8217;era). “L&#8217;urlo” fu letto per la prima volta in pubblico nel 1955 e pubblicato in un libro in America nel 1956. La traduzione italiana fu pubblicata nel 1965.</p>
<p>Cosa pensare? Don Oreste era così attento all&#8217;attualità culturale da conoscere un recentissimo prodotto dell&#8217;avanguardia culturale americana che aveva suscitato un forte scalpore, ma non era ancora stato tradotto? Una pura, ma impressionante coincidenza? Davvero non so cosa pensare.</p>
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		<title>Ciclostile</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2015 09:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Don Oreste]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclostile]]></category>
		<category><![CDATA[Don Oreste Benzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Sto scrivendo un articolo e inciampo in una parola: ciclostile. Mi toccherà spiegarla, sulla rivista non posso mettere un link a Wikipedia, chi sa più cos&#8217;è un ciclostile oggi? Oggi che abbiamo tutti una stampante in casa,  che con un post su Facebook raggiungiamo decine di amici con la speranza che lo condividano e diventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto scrivendo un articolo e inciampo in una parola: ciclostile. Mi toccherà spiegarla, sulla rivista non posso mettere un <a title="Wiki" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclostile" target="_blank">link a Wikipedia</a>, chi sa più cos&#8217;è un ciclostile oggi? Oggi che abbiamo tutti una stampante in casa,  che con un post su Facebook raggiungiamo decine di amici con la speranza che lo condividano e diventi virale. E lo stesso dicasi per il tweet, la foto su Istagram e il video su You Tube. E poi se vogliamo raggiungere tutti i nostri contatti basta aggiungere gli indirizzi ad una e-mail. O spedire un messaggio ad un gruppo di WhatsApp.</p>
<p>Ma prima del computer c&#8217;era il telefono (fisso) e c&#8217;erano le poste. E per fare una copia di una lettera c&#8217;era&#8230; , no, non c&#8217;era niente, neanche la fotocopiatrice. Al massimo, in qualche ufficio c&#8217;era una macchinetta &#8220;a spirito&#8221; che permetteva di fare una-copia-una trasferendo i caratteri per contatto con l&#8217;alcool. Ci si doveva pensare prima. Se le copie erano poche si usavano diversi strati di carta carbone e carta velina infilati nella macchina da scrivere. Se si pigiava forte si arrivava a sei copie in un colpo. E se i numeri erano più alti si doveva ricorrere al ciclostile.</p>
<div id="attachment_1761" class="wp-caption alignright" style="width: 412px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/2008-07_lug_13_106.jpg"><img class="size-full wp-image-1761" title="Ciclostile" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/2008-07_lug_13_106.jpg" alt="Ciclostile" width="402" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Ciclostile al &quot;Museo del Comunismo&quot; di Praga</p></div>
<p>Il ciclostile. Di solito da bambini se ne faceva la conoscenza in parrocchia (o nella sezione del partito) dove, in una stanza  qualcuno girava la manovella di una rumorosa macchina per sfornare una pila di fogli stampati su una carta ruvida odorosa di inchiostro. Nascevano così gli avvisi da distribuire, in genere a mano, uno per uno, casa per casa o con un volantinaggio. Io distribuivo quelli dell&#8217;Azione Cattolica.</p>
<p>Il ciclostile. Un bambino curioso come me trovava prima o poi chi gli spiegava come funzionava il ciclostile. Il punto di partenza era la matrice, un foglio di carta sottile ricoperto di cera che veniva asportata dove battevano i martelletti della macchina da scrivere . La matrice veniva poi fissata su un tamburo inchiostrato e l&#8217;inchiostro, passando attraverso la carta rimasta scoperta, imprimeva il testo sul foglio. Il lavoro non era semplice. Il testo andava battuto con attenzione, per correggere gli errori non bastava il tasto &#8220;backspace&#8221;. Si ricoprivano i caratteri con una specie di smalto per unghie, che doveva asciugare prima di ribattere. Poi la matrice si doveva stendere sul rullo e passare alla stampa. Alla fine un&#8217;altro passaggio delicato: sbarazzarsi della matrice intrisa di inchiostro senza sporcare sé stessi e tutto quanto intorno. Un lavoro di fiducia, riservato a pochi eletti.</p>
<p>Il ciclostile. Nel &#8216;68 avevo sedici anni. Una delle immagini ricorrenti in quegli anni è quella di uno o due studenti in eskimo e sciarpa rossa sulla porta della scuola che distribuivano una bracciata di volantini, naturalmente ciclostilati. Se su quel foglio c&#8217;era scritto &#8220;ASSEMBLEA&#8221; o &#8220;SCIOPERO&#8221; non si faceva lezione e, a seconda dei casi, ci si riuniva in una sala rimediata in qualche modo oppure ci si disperdeva per i giardinetti, la spiaggia, i bar o i grandi magazzini. Per i più, il resto del volantino contava poco.</p>
<p>Il ciclostile. Eppure nello stendere quei volantini ci mettevamo impegno. Ricordo un pomeriggio, in un&#8217;aula della scuola benevolmente concessa per un &#8220;Comitato di base&#8221;. Eravamo poco più di una decina di volenterosi, ci siamo messi a stendere un documento, non ricordo più se per commentare un evento, progettare la scuola del futuro oppure cambiare il Mondo (che comunque era il fine ultimo). Di sicuro eravamo un gruppo assortito, con pochi o vaghi riferimenti alle forze politiche di allora. Fra una precisazione e l&#8217;altra stendemmo una paginetta, che ci sembrò fondamentale per i destini del Mondo o almeno per quelli del nostro Liceo. Fu allora che qualcuno disse la terribile frase: &#8220;E adesso come lo ciclostiliamo&#8221;? Già, perché il ciclostile non era così facile da trovare, forse se Zemeckis avesse girato &#8220;Ritorno al futuro&#8221; in quegli anni avrebbe immaginato una scena in cui ce n&#8217;è uno in tutte le case. Ma quella preziosa macchinetta allora era appannaggio di grossi uffici, scuole, parrocchie, sindacati oppure di costosi centri stampa. Che fare? quel prezioso documento rischiava di morire lì, restare confinato nel foglio su cui era stato scritto con la biro. Nel silenzio sgomento ricordo il sorriso compiaciuto di un seminarista e il suo gesto con l&#8217;indice a dire &#8220;Da&#8217; qua, ci pensiamo noi&#8221;. Dovemmo constatare, a bocca aperta, che qualcuno in Seminario avrebbe ciclostilato quel documento sovversivo. In ogni caso il Mondo non cambiò, almeno non in maniera percettibile.</p>
<p>Il ciclostile. Anni dopo, molti anni dopo, conversavo con don Fausto Lanfranchi, a proposito di <a href="http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788889807316/un-incontro-simpatico.html" target="_blank">un libro su don Oreste Benzi</a> che stavo scrivendo. Don Fausto era stato Rettore del Seminario e nel &#8216;68 aveva fatto la sua piccola rivoluzione: aveva mandato i seminaristi nelle scuole superiori statali, &#8220;a scuola con le ragazze&#8221;, come scrisse uno scandalizzato rotocalco. Parlammo un poco di quel periodo, di quei seminaristi mandati a studiare fuori dalle mura proprio in quegli anni caldi. Don Fausto era un po&#8217; preoccupato per quei ragazzi che si trovavano a partecipare ad assemblee e perfino ad occupazioni. Aveva comunque incaricato don Oreste, loro padre spirituale, di seguirli. Cosa che faceva volentieri: &#8220;A lui piaceva quel clima di novità. Pensa che gli ciclostilava i volantini&#8221;!</p>
<p>Il ciclostile. Ne abbiamo visto uno, io e mia moglie, in un viaggio a Praga, al museo del Comunismo. Se siete da quelle parti, visitatelo, si trova facilmente, è proprio sopra il McDonald. Fra le tante cose interessanti c&#8217;è anche un ciclostile, nella stanza arredata come l&#8217;ufficio del Commissario Politico. Era sotto un cartello che spiegava come viaggiasse l&#8217;informazione dell&#8217;opposizione al regime comunista, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Samizdat" target="_blank">Samizdat</a>. Vi si parlava di documenti e di interi libri battuti a macchina di notte, sei copie alla volta, con la paura che qualche vicino collaborazionista sentisse il ticchettio e denunciasse l&#8217;attività clandestina alla Polizia politica. E il ciclostile? Quei pochi che c&#8217;erano erano strettamente controllati dal Partito e dalla Polizia. Averne uno in casa significava una condanna a morte. Allora ho capito cos&#8217;era veramente il ciclostile: era la Libertà. Libertà di opinione , libertà di stampa o semplicemente Libertà incarnata non in una bandiera al vento, ma negli ingranaggi e le lamiere di una macchina da ufficio.</p>
<p>Il ciclostile. E l&#8217;articolo? dovevo scrivere duemiladuecento caratteri sul primo numero (ciclostilato) della rivista &#8220;Sempre&#8221; e ne ho scritti seimilatrecentonovantuno solo sul ciclostile. Vabbè, finiranno sul blog. E nell&#8217;articolo?</p>
<blockquote><p>&#8221; &#8230;al ciclostile, metodo di stampa che richiedeva un&#8217;attrezzatura modesta, alla portata di quasi tutte le parrocchie e di molte associazioni&#8221;.</p></blockquote>
<p>Centotrentasette caratteri.</p>
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