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	<title>Specchio antico &#187; Mercato</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>Black block, quale danno?</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 14:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicendo che il danno maggiore non sono le vetrine o le automobili bruciate, probabilmente scandalizzerò qualcuno di chi mi legge. Ma sono convinto che, alla lunga, i maggiori danni li subiranno le persone che soffrono la fame , proprio quelle a cui l&#8217;Expò dovrebbe dare delle risposte. Complici in questo i mezzi d&#8217;informazione, che oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1676" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20100819-DSC_1160.jpg"><img class="size-medium wp-image-1676" title="20100819-DSC_1160" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20100819-DSC_1160-300x199.jpg" alt="Centro nutrizionale a Ndola, Zambia" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Centro nutrizionale della Comunità Papa Giovanni XXIII a Ndola, Zambia</p></div>
<p>Dicendo che il danno maggiore non sono le vetrine o le automobili bruciate, probabilmente scandalizzerò qualcuno di chi mi legge. Ma sono convinto che, alla lunga, i maggiori danni li subiranno le persone che soffrono la fame , proprio quelle a cui l&#8217;Expò dovrebbe dare delle risposte. Complici in questo i mezzi d&#8217;informazione, che oggi dedicano la quasi totalità dello spazio all&#8217;ordine pubblico e lasciano nel buio proprio i temi che i manifestanti pacifici (vittime anche loro) avrebbero voluto portare all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Che un&#8217;esposizione ponga in evidenza gli aspetti tecnologici è nella natura delle cose, pretendere che faccia altro sarebbe un po&#8217; come chiedere al concorso di Miss Italia di mettere in risalto l&#8217;intelligenza e la cultura delle partecipanti. Ma qualcun altro potrebbe evidenziare altri aspetti che non siano le potenzialità delle sementi o la tecnologia delle nuove macchine ipertecnologiche. Ad esempio chiedersi se questi mezzi così potenti finiranno in aziende destinate a produrre per quel 1,9 miliardi di  persone che sono sovrappeso (fonte: <a title="Oms" href="http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/" target="_blank">Organizzazione mondiale della Sanità</a>) oppure per gli 805 milioni che sono in condizione di denutrizione (fonte: <a title="Fao" href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank">FAO</a>). Avete letto bene: il problema del sovrappeso interessa più persone della fame, anche se la fame ne uccide di più. Non esistono stime omogenee, ma solo fra i bambini sotto i cinque anni la fame ne uccide 3 milioni (<a title="Unicef" href="http://data.unicef.org/nutrition/malnutrition" target="_blank">UNICEF</a>), mentre l&#8217;obesità si stima sia letale per 2,8 milioni persone (<a title="OMS2" href="http://www.who.int/gho/ncd/risk_factors/obesity_text/en/" target="_blank">OMS</a>).</p>
<p>Sono cifre sorprendenti, meritevoli almeno di essere esposte e discusse in un talk-show. Ma, possiamo scommetterci, l&#8217;attenzione sarà tutta rivolta all&#8217;ordine pubblico, alle vetrine spaccate, alle macchine incendiate, ai danni che quei cinquecento violenti hanno fatto alla città di Milano. Non ci si chiederà che fine faranno i prodotti di un&#8217;agricoltura da fantascienza, poco accessibile alle tasche di chi trova il microcredito più utile di una mietitrebbia guidata dal satellite.</p>
<p>Eppure non mancano voci che puntano l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza della distribuzione delle risorse, oltre che sulla loro produzione. Fra tante ne cito una che mi sembra particolarmente autorevole. Un brano fortemente sovversivo: per chi non lo sapesse gli accenni alla &#8220;mano invisibile&#8221; e alle &#8220;forze cieche&#8221; alludono ai fondamenti dell&#8217;ideologia liberista, secondo la quale l&#8217;importante è produrre, poi le forze cieche del mercato agirebbero come una mano invisibile che darebbe benessere e prosperità per tutti.</p>
<blockquote><p>&#8220;Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi&#8221;.</p>
<p>(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 204)</p></blockquote>
<p>Non basta quindi produrre, occorre anche distribuire in modo equo.  Non mi stupisce che si preferisca parlare di vetrine spaccate e auto in fiamme, come non stupisce che qualcuno voglia screditarlo dandogli del comunista.</p>
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		<title>Parliamo di lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 07:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlando di articolo 18 potremmo prendere in considerazione anche questo punto di vista:
&#8220;192. Desideriamo però ancora di più, il nostro sogno vola più alto. Non parliamo solamente di assicurare a tutti il cibo, o un «decoroso sostentamento», ma che possano avere «prosperità nei suoi molteplici aspetti». Questo implica educazione, accesso all’assistenza sanitaria, e specialmente lavoro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando di articolo 18 potremmo prendere in considerazione anche questo punto di vista:</p>
<blockquote><p>&#8220;192. Desideriamo però ancora di più, il nostro sogno vola più alto. Non parliamo solamente di assicurare a tutti il cibo, o un «decoroso sostentamento», ma che possano avere «prosperità nei suoi molteplici aspetti». Questo implica educazione, accesso all’assistenza sanitaria, e specialmente lavoro, perché nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all’uso comune.</p>
<p><span style="font-size: 13px;">203. La dignità di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte dall’esterno per completare un discorso politico senza prospettive né programmi di vero sviluppo integrale. Quante parole sono diventate scomode per questo sistema! Dà fastidio che si parli di etica, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, dà fastidio che si parli della dignità dei deboli, dà fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia. Altre volte accade che queste parole diventino oggetto di una manipolazione opportunista che le disonora. La comoda indifferenza di fronte a queste questioni svuota la nostra vita e le nostre parole di ogni significato. La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">204. Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;"><em>Papa Francesco, Evangelii gaudium</em></span></p></blockquote>
<p><span style="font-size: 13px;">Non mi sembra ci sia molto da dire, se non evidenziare che un indennizzo salvaguarda il reddito, ma il reintegro rispetta la dignità del lavoratore.</span></p>
<blockquote>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">192. Desideriamo però ancora di più, il nostro sogno vola più alto. Non parliamo solamente di assicurare a tutti il cibo, o un «decoroso sostentamento», ma che possano avere «prosperità nei suoi molteplici aspetti».[159] Questo implica educazione, accesso all’assistenza sanitaria, e specialmente lavoro, perché nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita. Il giusto salario permette l’accesso adeguato agli altri beni che sono destinati all’uso comune.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">203. La dignità di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte dall’esterno per completare un discorso politico senza prospettive né programmi di vero sviluppo integrale. Quante parole sono diventate scomode per questo sistema! Dà fastidio che si parli di etica, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, dà fastidio che si parli della dignità dei deboli, dà fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia. Altre volte accade che queste parole diventino oggetto di una manipolazione opportunista che le disonora. La comoda indifferenza di fronte a queste questioni svuota la nostra vita e le nostre parole di ogni significato. La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">204. Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi.</div>
</blockquote>
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		<title>Parliamo ancora di tasse sui Bot?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2014 20:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovo irritante che si discuta ancora di tasse sui Bot. Perché è un argomento che si presta bene solo a fare della demagogia e ad approfittarsi del fatto che a scuola non si insegna Economia. L&#8217;unica cosa che si dovrebbe fare è spiegare che tassare i Bot è una cosa senza senso e che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo irritante che si discuta ancora di tasse sui Bot. Perché è un argomento che si presta bene solo a fare della demagogia e ad approfittarsi del fatto che a scuola non si insegna Economia. L&#8217;unica cosa che si dovrebbe fare è spiegare che tassare i Bot è una cosa senza senso e che lo Stato, casomai, può fare l&#8217;unica cosa di adesso: fingere di tassarli. Ma per dire &#8220;è giusto tassarli&#8221; o &#8220;non è giusto tassarli&#8221; basta un fiato, mentre per spiegare perché è assurdo anche solo proporlo ci vogliono diverse righe e questo in politica non funziona. Ma io sono testone e ci provo lo stesso.</p>
<p>Punto uno: Lo Stato per coprire il debito deve ramazzare un tot di denaro e lo fa coi Bot.</p>
<p>Punto due: Per ramazzare il tot di denaro (che non è poco) deve offrire un tasso di interesse che chiameremo T. Se T non è abbastanza alto non ramazza abbastanza soldi.</p>
<p>Punto tre: Tassare i Bot vuol dire diminuire il tasso T, risparmiatori se ne accorgono subito e quindi comprano meno Bot (o niente del tutto) e si rivolgono ad altri investimenti concorrrenziali.</p>
<p>Punto quattro: a questo punto, una volta tassati i Bot, occorre alzare il tasso T di quel tanto che basta per ramazzare comunque i soldi che servono. Siccome i soldi sono sempre dello Stato, il prodotto di questa manovra è zero e quindi si fa solo finta di tassare i Bot, come si fa oggi in Italia. Che l&#8217;imposta sia del 12, 5 o del 50% il prodotto ai fini del bilancio dello Stato è lo stesso: zero.</p>
<p>Il resto sono chiacchiere, a partire dai Risparmi della Vecchietta, figura retorica che viene puntualmente evocata quando si vanno a toccare le rendite finanziarie (non i Bot) che sottraggono capitali alle attività produttive per utilizzarli in attività speculative.</p>
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		<title>Ci dobbiamo sviluppare</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 18:10:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per combattere la povertà ci vuole lo sviluppo, ci dicono.
Ma quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?
Quand&#8217;ero bambino , negli anni ’50, mia mamma lavava i panni nel mastello e i piatti nell&#8217;acquaio. D&#8217;estate comprava blocchi di ghiaccio per la ghiacciaia. Più o meno tutti i vicini facevano così. Ora è normale che in famiglia ci siano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per combattere la povertà ci vuole lo sviluppo, ci dicono.<br />
Ma quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?<br />
Quand&#8217;ero bambino , negli anni ’50, mia mamma lavava i panni nel mastello e i piatti nell&#8217;acquaio. D&#8217;estate comprava blocchi di ghiaccio per la ghiacciaia. Più o meno tutti i vicini facevano così. Ora è normale che in famiglia ci siano lavatrice, lavapiatti e il frigorifero col congelatore. Ma c&#8217;è ancora chi fa fatica ad avere i panni per cambiarsi e il cibo da mettere nel piatto, figurarsi nel frigo.<br />
Quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?<br />
Vivevamo in una casa in affitto, una camera cucina sala e bagno, ci scaldavamo con la stufa economica e alla sera con lo scaldino nel letto. Ricordo ancora il mucchio della legna. Ora è normale avere la casa di proprietà, col termosifone e la caldaia a gas, doppi servizi. E il garage. Ma nelle sere d’inverno c’è qualcuno che si deve preoccupare di cercare i barboni sotto i ponti, per non doverne portare via il cadavere la mattina dopo.<br />
Quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?<br />
Quando ci muovevamo, noi bambini salivamo sulla canna della bici del babbo. Poi abbiamo avuto la bicicletta anche noi. Più tardi un Velosolex ereditato dal nonno e una lussuosa Lambretta, usata. Oggi in una famiglia che si rispetti ci sono due automobili e a quattordici anni lo scooter è quasi un diritto. Ma alla Caritas fanno felici un sacco di persone distribuendo scarpe usate.<br />
Quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?<br />
Eravamo una famiglia di privilegiati: l&#8217;azienda dove lavorava mio padre aveva le Colonie estive. Così d&#8217;estate noi bambini potevamo goderci un po&#8217; di aria di montagna, lontano dalla famiglia. Ora in montagna ci si va d&#8217;inverno, tutta la famiglia insieme a sciare. Oppure si va al villaggio turistico. O si prende un volo per una capitale europea. Ma per qualcuno il viaggio è una traversata del Mediterraneo su un barcone per sfuggire alla miseria, alla fame, alla guerra.<br />
Quanto ci dobbiamo ancora sviluppare?<br />
Mio padre fece una cosa che nel quartiere lo portò all’avanguardia della tecnologia : comprò un televisore. Certe sere nel tinello si radunavano i vicini per vedere Mike Bongiorno. Vedevamo al Telegiornale Ruggero Orlando che aveva filmato il suo corsivo il giorno prima a New York e lo aveva spedito a Roma con l’aereo. Il telefono arrivò più tardi, su una linea duplex, condivisa con un vicino: se stava telefonando lui, non potevi farlo tu. Adesso i televisori si sono moltiplicati: sala, cucina, camera da letto. E cominciano ad invecchiare. C’è Internet, che ci permette di avere in casa tutto il Mondo e magari vederti faccia a facci con un giapponese o un australiano. E poi puoi essere sempre connesso. Con lo smartphone e con il tablet puoi scattare una foto e farla vedere al Mondo nel tempo che Ruggero Orlando impiegava per dire “Qui New York”. Ma la povertà che è nelle nostre città ancora non la vediamo, chi soffre è sempre invisibile.<br />
Quanto ci dobbiamo ancora sviluppare perché non ci sia più la povertà?</p>
<p>Ma forse è sbagliata la domanda: come ci dobbiamo sviluppare? O cosa dobbiamo sviluppare?<br />
Forse capiremmo meglio.</p>
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		<title>Articolo 18: verità goebbelsiana?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 11:42:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quello che si dice sull&#8217;articolo 18, mi sembra una di quelle cose che diventano verità solo per il fatto di essere state ripetute infinite volte. Come insegnava Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.
Eppure basterebbe farsi poche domande.
Si afferma che ci sono imprenditori che rinunciano ad espandere l&#8217;azienda per timore di non poter poi licenziare.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che si dice sull&#8217;articolo 18, mi sembra una di quelle cose che diventano verità solo per il fatto di essere state ripetute infinite volte. Come insegnava Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.<br />
Eppure basterebbe farsi poche domande.<br />
Si afferma che ci sono imprenditori che rinunciano ad espandere l&#8217;azienda per timore di non poter poi licenziare.<br />
Ma quanti sono questi imprenditori? E specifico: quanti sono questi imprenditori che hanno un&#8217;azienda di quindici dipendenti, operano in un settore in espansione e non assumono per timore di non poter licenziare un lavoratore senza una motivazione valida? Sono così tanti da provocare un sostanziale aumento del PIL nel caso venga abolito il babau dell&#8217;articolo 18?<br />
E soprattutto, abbiamo bisogno di questi imprenditori? Se un settore è in espansione, qualcun altro comunque amplierà la produzione e assumerà lavoratori. L&#8217;articolo 18 avrebbe allora un pregio: selezionare una classe di imprenditori che non sente il bisogno di licenziare lavoratori senza motivi o per motivi discriminatori. Perché è questo che l&#8217;articolo 18 realmente vuole impedire: licenziamenti immotivati o discriminatori.<br />
Imprenditori, insomma, che rispettano i lavoratori e, in definitiva, le persone.<br />
Di questi, abbiamo bisogno.</p>
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		<title>Ma il veleno rimane</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il veleno sparso a piene mani dalla Lega contro i disabili è rimasto attaccato alla Große Manöver di Monti.
Nel precedente post avevo sottolineato una differenza fra la presente manovra e le precedenti. Ora grazie ad un&#8217;analisi sul sito di Handylex mi sono reso conto che alcune cose, frutto della campagna leghista contro i pretesi &#8220;falsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il veleno sparso a piene mani dalla Lega contro i disabili è rimasto attaccato alla Große Manöver di Monti.</p>
<p>Nel precedente post avevo sottolineato una differenza fra la presente manovra e le precedenti. Ora grazie ad un&#8217;analisi sul sito di <a href="http://www.handylex.org/gun/decreto_salva_italia_monti_assistenza_2011.shtml">Handylex</a> mi sono reso conto che alcune cose, frutto della campagna leghista contro i pretesi &#8220;falsi invalidi&#8221;, sono in realtà filtrate nella nuova manovra.</p>
<p>La più evidente è la clausola di salvaguardia: tutti sanno che ci sarà l&#8217;aumento dell&#8217;IVA, pochi sono a conoscenza del fatto che scatterà solo se la riforma previdenziale (leggi: taglia alle pensioni d&#8217;invalidità) non darà i risparmi previsti.</p>
<p>La seconda cosa è contenuta nella riforma dell&#8217;ISEE, che, per chi non lo sapesse, è l&#8217;indice che tiene conto di reddito e del  patrimonio familiare e viene usato per assegnare determinati benefici assistenziali.</p>
<p>Ebbene ora se ne vuole estendere l&#8217;applicazione per assegnare altre previdenze, come gli assegni di cura, ed anche modificarne il calcolo.</p>
<p>Riguardo al primo punto la questione è delicata. Se ci vengono a dire che si potrebbero escludere dall&#8217;assegno il più ricchi forse potremmo anche essere d&#8217;accordo. Ma qual&#8217;è il limite? Non sarebbe la prima volta che si porta ad esempio il Megadirettore Galattico per poi colpire il Ragionir Fantozzi. In altre parole, se il limite fosse di centomila Euro si potrebbe essere d&#8217;accordo, se fosse a trentamila, no.  Solo che nel primo caso probabilmente i risparmi non sarebbero così elevati da giustificare il fatto di infrangere il principio che l&#8217;assegno o la pensione sono un diritto soggettivo.</p>
<p>Ma la parte decisamente inaccettabile è quella in cui si vorrebbe far rientrare nel calcolo dell&#8217;ISEE anche quelle somme esenti da Irpef e percepite a titolo di pensioni o assegni per invalidità. Si tratta di una palese assurdità: non sono redditi che provengono da lavoro, capitale o possesso di beni. Sono somme pagate a compensazione di svantaggi di cui la persona patisce.  Si potrebbe arrivare all&#8217;assurdo che fra due famiglie di pari reddito e patrimonio, una venga penalizzata, ad esempio, nell&#8217;assegnazione di un posto all&#8217;asilo nido perché la mamma è cieca e percepisce un assegno o una pensione.</p>
<p>È questo il frutto di una campagna ben orchestrata,  partita tempo fa ad opera del ministro Tremonti e della Lega, col pretesto dei falsi invalidi e lo scopo di risanare le casse dello Stato a spese dei più deboli.</p>
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		<title>Hard disk, farfalle e portafoglio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[uando insegnavo Economia spiegavo come il sistema economico mondiale possa essere considerato uno di quelli che, per la sua complessità, rientrano nella &#8220;Teoria del caos&#8221;, la quale, per essere brevi, viene di solito spiegata con l&#8217;aforisma della farfalla: una farfalla che batte le ali a Parigi può far piovere a Tokio. Aggiungevo poi che ritenevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811.jpg"><img src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811-300x199.jpg" alt="Farfalla monarca (Zambia)" title="Farfalla monarca" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-1057" /></a><p class="wp-caption-text">Farfalla monarca (Zambia)</p></div>Quando insegnavo Economia spiegavo come il sistema economico mondiale possa essere considerato uno di quelli che, per la sua complessità, rientrano nella &#8220;Teoria del caos&#8221;, la quale, per essere brevi, viene di solito spiegata con l&#8217;aforisma della farfalla: una farfalla che batte le ali a Parigi può far piovere a Tokio. Aggiungevo poi che ritenevo vera la cosa, visto che avevo la netta impressione che qualsiasi evento accadesse nel mondo (guerre, rivoluzioni, colpi di stato, dimissioni, nomination al Grande Fratello) avesse prima o poi ripercussioni, di solito negative, sul mio portafogli.<br />
Questa percezione si è acuita da quando un hard disk esterno ha cominciato a dar segni di cedimento. Niente di particolarmente grave, ho il back-up su un&#8217;altra unità. Ma quando ho iniziato a cercare informazioni per rimpiazzare l&#8217;unità arrancante, ho notato che i prezzi erano più alti di quello che mi aspettavo. Girando per i siti comincio a notare che si parla di Tailandia e alla fine la scoperta: forti piogge in Tailandia hanno azzerato la produzione di hard disk con conseguente impennata dei prezzi.<br />
Ottimo esempio di come, nell&#8217;era della globalizzazione, le disgrazie locali finiscano col ripercuotersi fatalmente su portafogli di tutto il Mondo, fra i quali, naturalmente, il mio.<br />
Ma se becco la farfalla che ha fatto piovere in Tailandia&#8230;</p>
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		<title>Far finta di esser privati</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 18:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per anni ci hanno venduto che le privatizzazioni avrebbero abbassato i costi e migliorato la qualità, grazie alla concorrenza. Solo che per funzionare la concorrenza ci deve essere.
Nel caso delle Ferrovie, come per tutti i servizi che necessitano di una rete per funzionare,  perchè ci sia vera concorrenza ci dovrebbe essere un gestore della rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni ci hanno venduto che le privatizzazioni avrebbero abbassato i costi e migliorato la qualità, grazie alla concorrenza. Solo che per funzionare la concorrenza ci deve essere.</p>
<p>Nel caso delle Ferrovie, come per tutti i servizi che necessitano di una rete per funzionare,  perchè ci sia vera concorrenza ci dovrebbe essere un gestore della rete terzo e indipendente.</p>
<p>Questo non accade perchè Ferrovie dello Stato Spa è proprietario sia del gestore di rete (RFI,  Rete Ferroviaria Italiana Spa) che di Trenitalia Spa, che gestisce i treni.</p>
<p>Ovviamente RFI ha tutto l&#8217;interesse a mettere i bastoni fra le ruote agli eventuali concorrenti di Trnitalia. Ma, nonostante questo handicap, un nuovo operatore, Arenaways, ha deciso di buttarsi nella concorrenza sulla linea Milano Torino.</p>
<p>A questo punto si scopre che esiste un organo del Ministero dei Trasporti (Ursf, Ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari) che deve vigilare sulla concorrenza. Dopo la premessa uno potrebbe pensare che dovrebbe garantire che la concorrenza ci sia.</p>
<p>Invece l&#8217;Ursf, pare dietro sollecitazione di Trenitalia e Regione Piemonte che hanno un contratto di servizio, è intervenuta per impedire ai treni Arenaways di effettuare fermate intermedie. Questo perché può limitare il diritto di far salire e scendere i passeggeri se questo può &#8220;compromettere l&#8217;equilibrio economico di un contratto di servizio pubblico in termini di redditività di tutti i servizi coperti da tale contratto&#8221;.</p>
<p>Quindi si  privatizza perché ci sia concorrenza e poi si mettono  norme perché la concorrenza non ci sia.</p>
<p>E vabbè, ma allora ditelo!</p>
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		<title>Mercato</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 19:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Giorno delle cascate Vittoria. Giorno anche di acquisti. Ovviamente alle cascate c&#8217;è un mercatino turistico. In fondo è un po&#8217; la stessa cosa in Viale Vespucci a Rimini.
Ma qui al minimo cenno di interesse, si viene quasi aggrediti. Facciamo un primo giro, rimandando a dopo gli acquisti e i venditori iniziano a sfoderare le loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/2010_08_ago_31-34.jpg"><img src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/2010_08_ago_31-34.jpg" alt="2010_08_(ago)_31-34" title="2010_08_(ago)_31-34" width="163" height="600" class="alignright size-full wp-image-645" /></a><br />
Giorno delle <a href="http://www.flickr.com/photos/riccardoghinelli/4997376545/" target="_blank">cascate Vittoria</a>. Giorno anche di acquisti. Ovviamente alle cascate c&#8217;è un mercatino turistico. In fondo è un po&#8217; la stessa cosa in Viale Vespucci a Rimini.</p>
<p><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/2010_08_ago_23-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-530" title="2010_08_(ago)_23-2" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/2010_08_ago_23-2-300x199.jpg" alt="2010_08_(ago)_23-2" width="300" height="199" /></a>Ma qui al minimo cenno di interesse, si viene quasi aggrediti. Facciamo un primo giro, rimandando a dopo gli acquisti e i venditori iniziano a sfoderare le loro tattiche. Uno ci regala pomposamente un ciondolo con il “Nyami Nyami”, l&#8217;idolo del fiume, contando che poi ci fermeremo a comprare. Un altro si presenta, dice di chiamarsi Riccardo, ma sospetto che lui, o un suo compare, abbia sentito mia moglie chiamarmi. Più o meno tutti chiedono da dove veniamo e si mostrano molto interessati all&#8217;Italia. Uno, incredibilmente, dichiara di chiamarsi Benito. Qualcuno chiede di fare un baratto con una penna biro o con un cappellino marcato Fila.</p>
<p>Al ritorno dalle cascate passiamo dal mercatino. Prima però nascondo nella borsa la mia vistosa Nikon, che mi farebbe passare dalla categoria degli occidentali ricchi a quella degli occidentali molto ricchi. Iniziamo le contrattazioni, che sono una cosa  strana. Si comincia chiedendo “How much?” e ci chiedono “Dollars or Kwacha”. Ormai il Kwacha ci è abbastanza familiare e usiamo quello. Naturalmente il prezzo è un&#8217;esagerazione e dobbiamo fare una controfferta. La contrattazione ha aspetti grotteschi. Ci chiedono, poniamo, centomila Kwacha.  Si risponde “Noo! Too much!”, troppo, ovviamente. Questa parte è quasi un rito, può capitare di recitarla anche per un Taxi. Si fa per andarsene o si offre la metà o anche meno. Il venditore ti ferma “listen!”, ti chiede di ascoltarlo e abbassa la sua richiesta. Si può continuare così per un po&#8217;, trattando sul prezzo e anche sulla quantità, perché il venditore propone di acquistare più pezzi a una cifra inferiore. In genere si ottiene un prezzo piuttosto lontano da quello di partenza. Se poi ad un certo punto si è veramente decisi ad andarsene senza aver comprato, è la volta che si spunta un prezzo strepitoso.</p>
<p>Poi, finito l&#8217;acquisto ci si ferma un attimo a pensare quanto l&#8217;abbiamo pagato. Perché, a parte la valutazione della richiesta iniziale, non si sta a pensare quanto valgono le cifre che si propongono. Diventa una specie di gioco. Io lo so che il venditore mi chiede troppo, farsi valere è un dovere, deve sapere che noi occidentali non siamo polli da spennare. Dall&#8217;altra parte ho l&#8217;impressione che anche per il venditore ci sia una vena di orgoglio, non può lasciare andare un occidentale senza avergli venduto qualcosa, senza avergli portato via almeno una briciola della ricchezza che ostenta con i suoi abiti firmati, il suo orologio di marca e la sua macchina fotografica. Così alla fine il prezzo è quello che ognuno dei due può accettare senza perderci la faccia.</p>
<p>Contrattare in una moneta come i Kwacha, che viene venduta a seimila contro un Euro, ha un vantaggio. Quello di accorgersi solo alla fine che i settantamila Kwacha spuntati per una splendida statuetta di quaranta centimetri di ebano sono in realtà dodici Euro e cinquanta centesimi. Cifra che ci vergogneremmo ad offrire in Italia per lo stesso oggetto.</p>
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		<title>Camale(Trem)onti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 07:15:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un precedente post ironizzavo sul fatto che il Ministro Tremonti pareva stesse studiando Economia, perchè era partito dal liberismo selvaggio e abbracciava via via teorie economiche sempre più recenti.
In realtà quello che realmente penso stesse facendo, man mano che la crisi si aggravava, era di piluccare fra le teorie economiche quella che al momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/?p=34" target="_self">precedente post</a> ironizzavo sul fatto che il Ministro Tremonti pareva stesse studiando Economia, perchè era partito dal liberismo selvaggio e abbracciava via via teorie economiche sempre più recenti.</p>
<p>In realtà quello che realmente penso stesse facendo, man mano che la crisi si aggravava, era di piluccare fra le teorie economiche quella che al momento faceva più comodo.</p>
<p>Penso che il vero segnale di uscita dalla crisi si avrà quando Tremonti ricomincerà a dire che il mercato va lasciato a sè stesso, senza interventi dello Stato e che bisogna lasciar fare alla &#8220;mano invisibile&#8221;.</p>
<p>Per adesso il fatto che rinneghi la precarizzazione del lavoro e preannunci il ritorno al posto fisso per me è solo il segno che la destra è in cerca di consensi.</p>
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