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	<title>Specchio antico &#187; Patacate varie ed eventuali</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>Uno sguardo al Paleolitico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 10:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In genere ci raffiguriamo gli Homo sapiens dell’età della pietra intenti a scambiarsi grugniti e comunicare a gesti. Proviamo a immaginarli mentre ragionano come uomini moderni e vediamo cos’è successo tanto tempo fa in un piccolo villaggio del Paleolitico inferiore.
- Hey Gwulf, hai sentito la novità di Fwugh?
- Chi, quel matto?
- Proprio lui.
- Cosa ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In genere ci raffiguriamo gli Homo sapiens dell’età della pietra intenti a scambiarsi grugniti e comunicare a gesti. Proviamo a immaginarli mentre ragionano come uomini moderni e vediamo cos’è successo tanto tempo fa in un piccolo villaggio del Paleolitico inferiore.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 450px"><img title="Nel paleolitico" src="http://3.bp.blogspot.com/-Z4SxUqnTK1I/VedsxHxpY4I/AAAAAAABGsk/Ae5QSNhEjjk/s1600/primitivo%2Bche%2Bscheggia%2Buna%2Bpietra.JPG" alt="Uomo del Paleolitico" width="440" height="457" /><p class="wp-caption-text">Uomo del Paleolitico</p></div>
<p>- Hey Gwulf, hai sentito la novità di Fwugh?<br />
- Chi, quel matto?<br />
- Proprio lui.<br />
- Cosa ha combinato stavolta?<br />
- Sai quel fulmine che ha colpito il bosco che poi ha bruciato per una settimana? Beh, non è andato a curiosare quando ancora c’erano le fiamme in giro?<br />
- Ha proprio una testa da Neanderthal quello lì! Andare a mettersi in pericolo così per niente.<br />
- No, ma aspetta, non ho finito. Dice che ha preso su dei rami che ancora bruciavano e se li è portati al villaggio.<br />
- Ma è proprio matto! Vuole farci bruciare tutti. Va bene che un ramo si spegne in poco tempo, ma intanto può attaccare l’incendio a qualcos’altro.<br />
- Poco tempo un fico secco. Lui e i suoi figli sono lì che portano legna per alimentarlo e sono già tre giorni che brucia. Sta anche facendo prove strane: ha preso un ramo spento che però aveva la punta rossa e scottava, l’ha messo vicino all’erba secca e ci ha soffiato sopra. L’erba secca ha fatto una gran fiammata e il ramo ha ripreso a bruciare. Chi era lì si è preso una gran paura. Tutti a dire “Ma sei matto! Il fuoco si attaccherà all’erba secca e arriverà dappertutto” Ma lui dice che bastano un po’ di pietre per evitare l’incendio di quello che c’è intorno.<br />
- Ma le pietre servono a ben altro! Con tutte le cose utili che si possono fare, lui le va a sprecare per i suoi giochini? Chi me lo dice a me che dopo un po’ di tempo le pietre non prendono fuoco anche quelle? Non si sa mai. Per cosa poi? Una roba inutile che fa solo dei danni!<br />
- Ah, ma lui già comincia a dire come sarà bello quest’inverno scaldarsi attorno a un fuoco. Vuole addirittura portarselo dentro la capanna.<br />
- Cosa? Ma è proprio matto! Non ci sono già le pellicce per stare caldi? E poi quando c’era l’incendio nel bosco l’aria era tutta grigia e bruciava la gola e gli occhi. Come pensa di stare bene in una capanna con tutta quell’aria grigia?<br />
- Non lo sa bene neanche lui, ma dice che l’aria grigia va in alto e si potrebbe provare a fare un buco nel tetto per vedere se esce. Finora sua moglie gliel’ha impedito, ma qualcuno potrebbe provarci prima o poi.<br />
- Qualcuno? Non mi dirai che c’è qualcuno che glia dà retta!<br />
- Purtroppo pare di sì. Erano già tre o quattro lì a chiedere informazioni “Come si fa”? “Dai, proviamo a farne un altro” “Ma ci vuole molta legna”? E lui li ha incoraggiati, ne hanno acceso un secondo, così se si spegne un fuoco ce ne può essere un altro, diceva.<br />
- Ah già, bisogna tenerlo acceso, ci vorrà qualcuno che lo bada. Con tutte le cose che ci sono da fare ci deve essere gente che invece di andare a caccia sta a raccogliere legna e buttarla sul fuoco? Tutto per una cosa inutile e pericolosa. Ma lo stregone non dice niente?<br />
- Uhuuu, lo stregone! L’ha detto in tutti i modi che se gli Dei volevano il fuoco dentro il villaggio mandavano il fulmine qui e non nel bosco. Lo capiscono tutti, ma lui dice che se gli Dei ci hanno fatti curiosi un motivo ci sarà.<br />
- Mamma mia! Mette anche in discussione quello che dice lo stregone, non c’è più religione, dove andremo a finire! E il capo villaggio sta zitto anche lui? Non si preoccupa di questa cosa che consuma risorse, ci mette in pericolo ed è totalmente inutile? Dai, facciamo un comitato e andiamo a protestare. Questa cosa del fuoco deve finire subito.</p>
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		<title>&#8220;Non può piovere sempre&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 08:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“È una sciocchezza”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Potrebbe essere vero”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, indescrivibili affollamenti sulle spiagge, anche le più sperdute, e altri colossali ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito e si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>
<div id="attachment_1863" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028.jpg"><img class="size-medium wp-image-1863" title="Pioggia" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028-300x199.jpg" alt="Piove" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Piove</p></div>
<p>In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</p></div>
<div>Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div>Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div>Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div>“È una sciocchezza”</div>
<div>“Potrebbe essere vero”</div>
<div>“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div>“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div>Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div>Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla, anche se una settimana con sette giorni lavorativi avrebbe realizzato un antico sogno nel cassetto di Confindustria. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div>Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, spiagge al cui confronto la Normandia il giorno dello sbarco sembrava un&#8217;oasi di pace e altri biblici ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito, si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div>Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div>La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono&#8221;.</div>
<div>In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>I meteorologi furono richiamati precipitosamente in servizio.</div>
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		<title>Petaloso, pensieri per una piccola parola</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 20:03:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sui social network è stato un giorno di follia. La parola petaloso ha cominciato a rimbalzare in rete e, dovunque sia arrivata, ha provocato reazioni divertite e divertenti. Legioni di creativi (me compreso) si sono cimentati con la nuova parola, chi scrivendo, chi disegnando, chi tirando fuori una foto dal&#8217;archivio. I giornalisti hanno indagato, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1829" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Petaloso.jpg"><img class="size-medium wp-image-1829" title="Fiore petaloso" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Petaloso-300x196.jpg" alt="Fiore petaloso" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Il mio Tweet così come è apparso al Tg1 delle 20</p></div>
<p>Sui social network è stato un giorno di follia. La parola petaloso ha cominciato a rimbalzare in rete e, dovunque sia arrivata, ha provocato reazioni divertite e divertenti. Legioni di creativi (me compreso) si sono cimentati con la nuova parola, chi scrivendo, chi disegnando, chi tirando fuori una foto dal&#8217;archivio. I giornalisti hanno indagato, i pubblicitari hanno improvvisato slogan per dimostrare che i loro prodotti fossero petalosi.</p>
<p>La cosa merita qualche commento.</p>
<p>Vediamo come è nata.</p>
<p>Un bambino, Matteo, commette un errore: scrive un aggettivo che non esiste.</p>
<p>La maestra invece di guardare solo all&#8217;errore, commenta che l&#8217;errore è &#8220;bello&#8221; e valuta il compito positivamente.</p>
<p>La cosa poteva finire lì. Invece la maestra decide di consultare nientepopodimenoche l&#8217;Accademia della Crusca.</p>
<p>L&#8217;Accademia della Crusca risponde, rientra nei suoi compiti istituzionali. Lo fa con una bella lettera, in cui approfitta per spiegare a quei bambini come una parola entra a far parte del vocabolario.</p>
<p>La maestra decide che quella cosa non deve restare solo per la sua classe e condivide su un social network.</p>
<p>E qui &#8220;petaloso&#8221; esplode, diventa virale. Su Facebook il post viene condiviso, commentato, nascono altri post sull&#8217;argomento che a loro volta vengono condivisi. Su Twitter #petaloso entra nell&#8217;Olimpo degli hashtag di tendenza, Istagram fiorisce di immagini petalose. I giornalisti hanno indagato, i pubblicitari hanno improvvisato slogan per dimostrare che i prodotti dei loro clienti fossero petalosi.</p>
<p>Un gioco? Forse, ma alla parola &#8220;gioco&#8221; scatta un&#8217;associazione: chi conosce la teoria dei giochi potrebbe parlare di &#8220;gioco a somma non zero&#8221;. L&#8217;economia classica ci ha abituato ai giochi &#8220;a somma zero&#8221; dove se uno guadagna l&#8217;altro perde. Questo, invece, è un gioco dove molti hanno guadagnato senza che nessuno abbia perso. Certo, i guadagni di molti sono esprimibili soprattutto in termini di stima e autostima. Questo vale soprattutto per Matteo, per la maestra e per l&#8217;Accademia della Crusca, che ha avuto un guadagno di immagine non indifferente. Ma una notizia che rimbalza per il Web genera anche dei ritorni economici e le agenzie pubblicitarie non hanno certo lavorato gratis.</p>
<p>Il tutto è partito da gesti gratuiti: la maestra poteva chiudere lì, l&#8217;Accademia della Crusca poteva dare una risposta concisa e burocratica, di nuovo la maestra poteva tenere per sé la lettera di risposta. Invece hanno fatto qualcosa in più e ne hanno ricavato qualcosa per sè e per gli altri.</p>
<p>Un&#8217;altre considerazione. Da tempo, insieme ad altri, lavoriamo al progetto della &#8220;Scuola del Gratuito&#8221;. Fra le molte cose che diciamo che anche l&#8217;errore è positivo, è una occasione di imparare. Quale migliore esempio di questo?</p>
<p>Ma prima di noi ci aveva pensato Darwin. O meglio possiamo desumerlo dalla sintesi moderna che si fa tra teoria di Darwin e genetica. Pensateci un attimo: &#8220;petaloso&#8221; nell&#8217;ecosistema del Vocabolario esistente sarebbe un errore, così come lo sono le mutazioni. La lettera dell&#8217;Accademia si presta bene anche a spiegare come funzioni l&#8217;evoluzione: se la parola trova un ecosistema favorevole sopravviverà e potrà farne parte in permanenza.  Magari nel passato qualche altro bambino ha prodotto la stesa parola, ma non ha trovato l&#8217;ambiente favorevole: la maestra ha fatto un segno rosso e dato un voto in meno. Mentre scrivo apprendo che Michele Serra l&#8217;aveva già usata nel &#8216;91 su Panorama, evidentemente non era il posto giusto.  Per il momento l&#8217;ecosistema Web ha reagito molto bene. Non resta che aspettare e continuare ad usare questa simpatica parola.</p>
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		<title>Fatto!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 07:41:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fare sempre due scatti per evitare che uno degli sposi venga con gli occhi chiusi. Fatto.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/occhi1.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1777" title="occhi1" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/occhi1.gif" alt="occhi1" width="600" height="398" /></a>Fare sempre due scatti per evitare che uno degli sposi venga con gli occhi chiusi. Fatto.</p>
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		<title>Ritagliare una figurina</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2014 15:06:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ritagliare una figurina. È la prima cosa che mi si chiede per il flash mob legato a &#8220;Un mare di libri&#8221;.
Ritagliare una figurina! Da quanto tempo non lo facevo! Da bambino tutte le settimane mio papà comprava il &#8220;Corriere dei Piccoli&#8221; e spesso c&#8217;erano pagine di soldatini &#8220;da incollare su cartoncino e ritagliare&#8221;. Ed io, obbediente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 517px"><a href="http://marymarycomics.wordpress.com/2014/04/18/si-io-leggo-happening-letterario-per-mare-di-libri-2014/si-io-leggo-e-tu/#main"><img class=" " title="Il lettore orgoglioso" src="http://marymarycomics.files.wordpress.com/2014/04/sc3ac-io-leggo-e-tu.jpg?w=845" alt="Il lettore orgoglioso" width="507" height="719" /></a><p class="wp-caption-text">Il lettore orgoglioso</p></div>
<p>Ritagliare una figurina. <span style="font-size: 13px;">È la prima cosa che mi si chiede per il flash mob legato a &#8220;Un mare di libri&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Ritagliare una figurina! Da quanto tempo non lo facevo! Da bambino tutte le settimane mio papà comprava il &#8220;Corriere dei Piccoli&#8221; e spesso c&#8217;erano pagine di soldatini &#8220;da incollare su cartoncino e ritagliare&#8221;. Ed io, obbediente, incollavo e tagliavo. Decine di metriquadri di figurine, chilometri di linee da seguire con le forbicine delle unghie. Ussari, fanti, lanzichenecchi, marines, cosacchi, garibaldini, </span><span style="font-size: 13px;">fantaccini, alpini, truppe da sbarco, </span><span style="font-size: 13px;">cavalieri, artiglieri, granatieri, marinai, moschettieri, incursori, balestrieri, trombettieri, tamburini, aviatori, spadaccini, artificieri, arcieri,  sentinelle, ufficiali, sottufficiali, truppa. E io tagliavo, seguendo le linee di divise, elmi, elmetti, criniere, moschetti, archi, zampe, code, fucili, baionette (che fatica le baionette così sottili!), alabarde, spade, foderi, else,walkie-tolkie, stivali, stivaloni, scarponi, mani, guanti, binocoli, bazooka, mitragliatori, pistole, mazze ferrate, draghinasse, sciabole, corazze, scudi, pugnali, persino pale, zappe e picconi dei genieri. E intanto osservavo i particolari di cui il disegnatore (Sergio Toppi o un certo Guido Crepax) puntigliosamente disseminava i disegni: alamari, mostrine, medaglie, borchie, baffi, gradi, solini, colletti, cinture, fibbie, corni da polvere, giberne, bandoliere, caricatori, occhiali, greche, sottogola, bottoni.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Bellissime figurine, che ho tanto ammirato, ma da cui ho poi preso le distanze: guerre ed eserciti non fanno per me. Ed ora una bellissima figurina disegnata da Marianna Balducci, che posso ritagliare e con la quale posso anche identificarmi.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Qual&#8217;è la prossima cosa da fare? fotografare? whow!</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Se volete partecipare anche voi, qui c&#8217;è il link a &#8220;<a title="leggo" href="http://marymarycomics.wordpress.com/2014/04/18/si-io-leggo-happening-letterario-per-mare-di-libri-2014/" target="_self">Sì, io leggo</a>&#8220;.</span></p>
<div id="attachment_1512" class="wp-caption alignleft" style="width: 409px"><img class="size-full wp-image-1512" title="L'insostenibile leggerezza del leggere" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/20140418_079-21.jpg" alt="L'insostenibile leggerezza del leggere" width="399" height="600" /><p class="wp-caption-text">L&#39;insostenibile leggerezza del leggere</p></div>
<p><span style="font-size: 13px;"> </span></p>
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		<title>Nascita di una bufala di successo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:26:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Unione Europea multa l&#8217;Italia per l&#8217;uso dei bidet&#8221; è il titolo di una notizia lanciata dal sito &#8220;AnsIa Press&#8221; che sta avendo un certo successo sul Web. Afferma che l&#8217;Italia verrebbe multata dall&#8217;Unione Europea per lo spreco di spazio e acqua costituito dai bidet. L&#8217;ho trovata per la prima volta segnalata su Faceboook e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a title="bidet" href="http://ansiapress.com/unione-europea-multa-litalia-per-luso-del-bidet/" target="_bidet">Unione Europea multa l&#8217;Italia per l&#8217;uso dei bidet</a>&#8221; è il titolo di una notizia lanciata dal sito &#8220;AnsIa Press&#8221; che sta avendo un certo successo sul Web. Afferma che l&#8217;Italia verrebbe multata dall&#8217;Unione Europea per lo spreco di spazio e acqua costituito dai bidet. L&#8217;ho trovata per la prima volta segnalata su Faceboook e mi sono divertito a vedere come qualcuno abbia abboccato. Infatti, incuriosito da alcuni indizi come l&#8217;entità della multa e una dichiarazione troppo demenziale anche per la Lega, sono andato a controllare: il sito AnsIa Press, in un&#8217;altra <a title="ansia" href="http://ansiapress.com/cose-ansiapress/" target="_ansia">pagina</a>, dichiara apertamente il suo carattere satirico. Nonostante questo qualcuno l&#8217;aveva rilanciata e commentata come vera.</p>
<p>Bene, dopo qualche bonaria presa in giro agli amici, ho pensato fosse finita lì. Ma ieri mi vedo riemergere la notizia, stavolta nel contesto di un sito filonazista, come se fosse vera. e giù commenti contro l&#8217;Europa. E allora ho fatto una ricerca su Google. La notizia comincia a viaggiare. Accanto a siti che giustamente la smascherano, altri la pubblicano così com&#8217;è, citando o meno Ansia Press. Alcuni blog la riassumono, togliendo i riferimenti che possono aiutare a scoprirne la natura. Il caso più stupefacente si trova in <a title="Idealegiovani" href="http://www.idealegiovani.it/news/curiosita/4187-unione-europea-multa-litalia-per-luso-del-bidet.html" target="_ideale">questo sito</a> dove il redattore, a beneficio di <em>&#8220;chi non è informato&#8221;</em> (sic!) aggiunge una serie di riferimenti legislativi, tutti volti a dimostrare i danni che l&#8217;Europa farebbe alla nostra economia.</p>
<p>Così una innocente burla, spinta dal vento della diffidenza verso l&#8217;Europa, rischia di diventare una di quelle verità che fanno furore nei bar e aggiungono un altro mattone al muro della diffidenza verso l&#8217;Europa. Eppure nel post originale il link alla pagina &#8220;Chi siamo&#8221; è ben evidente e chi si prende la briga di rilanciare una notizia dovrebbe almeno controllare la fonte prima di farlo. Ma forse se la notizia è in consonanza con le nostre convinzioni abbassiamo la guardia e siamo meno cauti nel verificarla. E ho il sospetto che un&#8217;analoga notizia del tipo &#8220;Il cardinal Von Stinken (me lo sono inventato) ha affermato (non è vero) che l&#8217;uso del bidet non è degno dei bravi cristiani (è falso)&#8221; troverebbe qualcuno (di altro orientamento ideologico) che sarebbe subito pronto a rilanciarla col suo blog/twitter/pagina Facebook/forum/chi più ne ha più ne metta.</p>
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		<title>I due gelatai</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2013 21:17:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche volta per illustrare qualche aspetto della politica, in salotto o al bar, uso il &#8220;modello dei due gelatai&#8221;, che vado ad esporre.
Su una spiaggia lunga un chilometro le postazioni ideali per due gelatai sono quelle a 250 metri dagli estremi, in modo che nessun cliente debba fare più di 250 metri per comprarsi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1418" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-1418" title="Ombrelloni" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2013/07/2005-06-Giu-04-046.jpg" alt="Spiaggia" width="600" height="399" /><p class="wp-caption-text">Spiaggia</p></div>
<p>Qualche volta per illustrare qualche aspetto della politica, in salotto o al bar, uso il &#8220;modello dei due gelatai&#8221;, che vado ad esporre.</p>
<p>Su una spiaggia lunga un chilometro le postazioni ideali per due gelatai sono quelle a 250 metri dagli estremi, in modo che nessun cliente debba fare più di 250 metri per comprarsi un gelato. Ma se uno dei due gelatai si sposta un in posizione un po&#8217; più centrale, guadagna clienti al centro senza perdere quelli agli estremi, che saranno costretti a fare un po&#8217; più di strada, sbrontoleranno un po&#8217;, ma se vogliono un gelato non hanno scelta.</p>
<p>Con questo discorsino si fa sempre bella figura, in un salotto o al bar, e si passa facilmente per esperti di politica. Ve lo raccomando.</p>
<p>Solo che&#8230; vabbè, si tratta di un modello, di una semplificazione, non è detto che tutto funzioni proprio così, ma alcune cose, tipo che alcuni partiti fanno a gara per i voti del centro, vengono spiegate efficacemente.</p>
<p>Solo che&#8230; non è mica detto che i modelli debbano rimanere così e non si possa aggiungere qualcosa, tanto per capirci di più.</p>
<p>Ad esempio, prendiamo quella gelateria lì a sinistra, la <strong>P</strong>rodotti <strong>D</strong>olciari, nata dalla fusione di due antichi marchi, la <strong>D</strong>olci <strong>C</strong>oni e la <strong>P</strong>remiata <strong>C</strong>remeria <strong>I</strong>taliana. La strategia di spostarsi al centro l&#8217;ha capita molto bene e la attua con piglio deciso. Ma i suoi clienti non ne sono entusiasti. Intanto, la cosa che i clienti degli estremi si rassegnano e scarpinano un po&#8217; di più, non funziona più di tanto. Sarà che quelli della sinistra della spiaggia vengono da quartieri un po&#8217; più popolari dove il malumore è di casa, ma non l&#8217;hanno presa bene. Così all&#8217;estrema sinistra ogni tanto salta fuori un gelataio nuovo, che, un po&#8217; per i mugugni e un po&#8217; perché ci sa fare, riesce a piazzare un bel po&#8217; di coni. Adesso c&#8217;è <strong>S</strong>orbetti <strong>E L</strong>eccornie, che miete consensi per i sui gusti popolari e vendola&#8230; pardon, vende parecchio. Inoltre qualcuno, indispettito dall&#8217;allontanarsi della <strong>P</strong>rodotti <strong>D</strong>olciari dalle sue storiche posizioni ha deciso che si può anche fare a meno del gelato. C&#8217;è poi da considerare che la <strong>P</strong>rodotti <strong>D</strong>olciari non se la passa proprio bene. La fusione fra <strong>D</strong>olci <strong>C</strong>oni e<strong> P</strong>remiata <strong>C</strong>remeria <strong>I</strong>taliana non è riuscita come si sperava. L&#8217;ideatore della cosa è stato allontanato brutalmente, anche se si era dimostrato essere l&#8217;unico in grado di tener testa alla gelateria di destra, la <strong>P</strong>ralineria <strong>D</strong>el <strong>L</strong>usso. I gelati della <strong>P</strong>rodotti <strong>D</strong>olciari appaiono spesso pallide imitazioni della <strong>P</strong>ralineria, alla quale una parte della clientela di centro sembra fortemente affezionata. Inoltre fra i dipendenti delle due vecchie ditte non sempre c&#8217;è collaborazione e permane una forte diffidenza reciproca. Tuttora i lavoratori tendono a schedare i colleghi in base all&#8217;appartenenza passata all&#8217;una o all&#8217;altra ditta, affidabili gli uni, poco raccomandabili gli altri. In questo clima non si lavora bene e i clienti spesso devono assistere a poco dignitose discussioni fra i dirigenti e un giovanotto che vuole rottamare tutto o vengono accolti da un attempato signore baffuto dal fare sprezzante.</p>
<p>In questa situazione la <strong>P</strong>ralineria <strong>D</strong>el <strong>L</strong>usso ha buon gioco a reggere la concorrenza. Un po&#8217; perché nella parte destra della spiaggia prevale una clientela aristocratica che mai si servirebbe dai gelatai della sinistra dall&#8217;aria plebea, un po&#8217; perché la <strong>P</strong>ralineria <strong>D</strong>el <strong>L</strong>usso ha trovato un venditore eccezionale, che con le sue chiacchiere è capace di incantare un po&#8217; tutti. Si dice persino sia riuscito a vendere qualche sorbetto ai dipendenti della concorrenza, c&#8217;è chi dice al giovane commesso, chi all&#8217;attempato baffuto. E continua a vendere con successo, anche se lo specialista del settore pistacchio si è allontanato dalla bottega e per il momento sta per conto suo, affrontando qualche difficoltà per il fatto che i figlio è stato beccato a raccogliere con le mani il gelato dal bidone e a leccarsi le dita. Ma il titolare della <strong>P</strong>raline<strong> D</strong>el <strong>L</strong>usso ci sa fare: con un Happy Hour ogni tanto e qualche offerta speciale al momento giusto riesce ancora tenersi la clientela. Ed è sicuro che lo specialista del pistacchio, al momento buono, tornerà. Intanto finge di accordarsi con la <strong>P</strong>rodotti <strong>D</strong>olciari, ma finora ha solo tirato dei gran bidoni (metaforici, non quelli del gelato).</p>
<p>C&#8217;è poi da fare un&#8217;altra aggiunta al modello: è arrivato il Gelataio Ambulante. Costui è un tipo furbo, ha capito che stare immobili in una posizione non conviene, va in cerca delle zone a maggior affollamento e propone i suoi <strong>M</strong>ultigusti <strong>5 S</strong>tar con inaspettato successo. La tattica al momento è vincente, anche se non è molto bello andare in giro dicendo che i titolari delle altre gelaterie sono morti o comunque chiuderanno presto.</p>
<p>Bene, ora il modello è più completo. Ma prima ci capivo qualcosa, adesso non capisco più niente.</p>
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		<title>Vacanze in barca</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:17:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stavo per alzare la mano quando Ombretta Colli ha chiesto &#8220;Chi non ha mai fatto una vacanza in barca?&#8221;
Poi mi sono ricordato: ma certo, come no, a dodici anni con gli Scout.
Una corvetta della Marina ci ha portati fino a Monfalcone, dove avevamo  spedito le nostre barche a remi. Da lì siamo partiti, vogando in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo per alzare la mano quando Ombretta Colli ha chiesto &#8220;Chi non ha mai fatto una vacanza in barca?&#8221;</p>
<p>Poi mi sono ricordato: ma certo, come no, a dodici anni con gli Scout.</p>
<p>Una corvetta della Marina ci ha portati fino a Monfalcone, dove avevamo  spedito le nostre barche a remi. Da lì siamo partiti, vogando in sei per barca, più uno la timone. Piccole barche, dove troviamo posto noi, gli zaini e la cassa con il materiale per cucinare. Risalivamo il fiume Isonzo, un viaggio fra l&#8217;acqua, il verde e il cielo. Alla mattina voga, poi montare la vecchia tenda militare americana e cucinare su un fuoco di legna. Poi al pomeriggio giochi.</p>
<p>A un certo punto l&#8217;avventura, quella vera, non programmata. La corrente si fa forte, l&#8217;acqua bassa, proviamo a scendere e spingere. Niente da fare, un&#8217;indicazione dei capi e si porta la barca verso la sponda più lontana, dove c&#8217;è un terreno dov&#8217;è possibile accamparsi. Ma siamo lontani dalle case, il sacerdote che ci accompagna fa la spola con la macchina per riempire le taniche di acqua. Nella notte, nubifragio, il vento fa cadere le povere tende. Marcia notturna, fino al fienile, sopra la grande stalla dell&#8217;azienda vicina. Il contadino disfa per noi le balle di paglia che ci fanno da coperta. Il giorno dopo, mente lavoriamo per rimettere in sesto l&#8217;attrezzatura ed asciugare i panni, Arrigo conia il motto del campo. &#8220;Isonzo, Isonzo, che fiume strano!&#8221;. Ripartiamo, dopo che i più grandi hanno portato le barche oltre la zona delle correnti forti. Un paio di giorni placidi sul canale Isonzato, alternando voga e giochi. Intanto a Rimini i nostri genitori hanno saputo del nubifragio e partono al nostro soccorso. Girano in auto per l&#8217;intera giornata, non ci trovano, è ora di tornare. Prima di risalire in auto una mamma grida disperata il nome del figlio &#8220;Angelo!&#8221;. Dall&#8217;altra parte del canale Angelo si affaccia dall&#8217;argine &#8220;Ciao mamma, cosa c&#8217;è?&#8221;.</p>
<p>Poi arriviamo alla laguna di Grado, tappa lunghissima, col vento contro. Arriviamo tardi, le quattro del pomeriggio, piantiamo la tenda, mangiamo, poi un pisolino. Al risveglio ci troviamo di fronte al mistero di un campo silente e di un cartoccio di salumi comparso sulla porta della tenda: avevamo dormito fino all&#8217;alba del mattino dopo e i capi ci avevano lasciato la cena davanti alla tenda. A questo punto il campo diventa fisso si possono iniziare giochi in barca. Solo che non conoscendo le regole della laguna ci troviamo impantanati nella bassa marea a spingere le barche in una spanna d&#8217;acqua, con le gambe che affondano nella melma putrida. Ma riusciamo lo stesso a combinare il grande gioco finale.</p>
<p>Poi si torna e non si vede l&#8217;ora di ripartire.</p>
<p>Chissà se Formigoni si è divertito così tanto nelle sue vacanze in barca.</p>
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		<title>Tesorieri</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 06:20:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell&#8217;unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest&#8217;olio profumato non si è venduto per trecento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: x-small;"><strong>&#8220;</strong>Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell&#8217;unguento. </span><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: x-small;">Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: </span><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: x-small;">«Perché quest&#8217;olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». </span><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: x-small;">Questo egli disse non perché gl&#8217;importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.&#8221; (Giovanni 12, 3-6)</span></p></blockquote>
<p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; line-height: normal; font-size: x-small;">Certo che anche gli Apostoli non erano messi tanto bene come </span><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: x-small; line-height: normal;">tesoriere!</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hard disk, farfalle e portafoglio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:31:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811.jpg"><img src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/20100725-DSC_7811-300x199.jpg" alt="Farfalla monarca (Zambia)" title="Farfalla monarca" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-1057" /></a><p class="wp-caption-text">Farfalla monarca (Zambia)</p></div>Quando insegnavo Economia spiegavo come il sistema economico mondiale possa essere considerato uno di quelli che, per la sua complessità, rientrano nella &#8220;Teoria del caos&#8221;, la quale, per essere brevi, viene di solito spiegata con l&#8217;aforisma della farfalla: una farfalla che batte le ali a Parigi può far piovere a Tokio. Aggiungevo poi che ritenevo vera la cosa, visto che avevo la netta impressione che qualsiasi evento accadesse nel mondo (guerre, rivoluzioni, colpi di stato, dimissioni, nomination al Grande Fratello) avesse prima o poi ripercussioni, di solito negative, sul mio portafogli.<br />
Questa percezione si è acuita da quando un hard disk esterno ha cominciato a dar segni di cedimento. Niente di particolarmente grave, ho il back-up su un&#8217;altra unità. Ma quando ho iniziato a cercare informazioni per rimpiazzare l&#8217;unità arrancante, ho notato che i prezzi erano più alti di quello che mi aspettavo. Girando per i siti comincio a notare che si parla di Tailandia e alla fine la scoperta: forti piogge in Tailandia hanno azzerato la produzione di hard disk con conseguente impennata dei prezzi.<br />
Ottimo esempio di come, nell&#8217;era della globalizzazione, le disgrazie locali finiscano col ripercuotersi fatalmente su portafogli di tutto il Mondo, fra i quali, naturalmente, il mio.<br />
Ma se becco la farfalla che ha fatto piovere in Tailandia&#8230;</p>
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