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	<title>Specchio antico &#187; Scienza</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>&#8220;Non può piovere sempre&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 08:55:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“È una sciocchezza”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Potrebbe essere vero”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, indescrivibili affollamenti sulle spiagge, anche le più sperdute, e altri colossali ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito e si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>
<div id="attachment_1863" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028.jpg"><img class="size-medium wp-image-1863" title="Pioggia" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/240715-028-300x199.jpg" alt="Piove" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Piove</p></div>
<p>In principio sembrò una coincidenza che si protraeva un po&#8217; troppo. Non ci volle molto tempo perché si cominciasse ad associare la cosa ai film di Fantozzi e a scherzare sulla puntualità della “nuvola da impiegati”. Ma naturalmente era uno scherzo. Però il fatto è che da molti mesi ormai, con troppa regolarità, durante i week-end in Italia pioveva. Da così tanto tempo che quando un bagnino di Cesenatico si suicidò, subito i giornali diedero la colpa all&#8217;andamento meteorologico, senza considerare il fatto che nel giro di tre giorni la moglie lo aveva piantato, l&#8217;amante era fuggita con un bidello delle medie e un corto circuito aveva fuso in un unico blocco la sua collezione di CD di Shakira.</p></div>
<div>Per un bel po&#8217; di tempo si andò avanti fra ironie, rabbia e rassicurazioni degli esperti che rassomigliavano molto allo slogan di un vecchio film “Non può piovere sempre”. Al quale il popolo rispondeva amaramente “Infatti da lunedì a venerdì non piove”.</div>
<div>Il tempo ormai si misurava in anni, quando un anziano docente dell&#8217;Università di Tubinga, il professor Warmer Sommersturm, annunciò di avere la spiegazione del fenomeno. Chiese innanzitutto scusa per avere craccato una dozzina di centri di calcolo fra i più potenti al mondo, ma era necessario per far funzionare il più complesso modello meteo mai realizzato. Con questo modello era riuscito a mettere in relazione altre strane regolarità che si erano verificate qua e là nel mondo, come ad esempio la tromba d&#8217;aria su Timbuctù ogni dieci giorni, le grandinate del giovedì sul delta dell&#8217;Okawango e il temporale che arrivava ogni terzo mercoledì del mese sul lago Titicaca alle quindici e trentasette. I mutamenti climatici avevano creato localmente una serie di cicli regolari che a loro volta si combinavano in vario modo dando origine a comportamenti che si ripetevano con diverse periodicità. Fra questi, appunto, le piogge di fine settimana sull&#8217;Italia. Naturalmente non fu creduto. La reazione più seria fu quella di un noto sito di previsioni meteo che mise in rete un referendum per decidere se il fenomeno si dovesse chiamare “Signora Pina”, “Mariangela” o “Signorina Silvani”.</div>
<div>Per fortuna nelle Università non mancano i curiosi, anzi si potrebbe dire che è il loro ambiente naturale. Un giovane ricercatore del politecnico di Lahore si prese la briga di mettere in rete ventiquattro grossi computer, in maniera più o meno legale. Sviluppò ulteriormente il modello del professor Sommersturm e riuscì a confermare la sua teoria. Nel frattempo altri avevano provato a smentire l&#8217;ipotesi, ma senza successo. Così la teoria del professor Sommersturm attraversò le ben note quattro fasi che ogni nuova teoria scientifica deve affrontare:</div>
<div>“È una sciocchezza”</div>
<div>“Potrebbe essere vero”</div>
<div>“Non c&#8217;è niente di nuovo”</div>
<div>“L&#8217;avevo detto prima io”.</div>
<div>Alla fase quattro si cominciarono a cercare soluzioni. Nelle varie parti del Mondo le popolazioni si erano ormai adattare alla nuova situazione con piccoli o grandi aggiustamenti. Nel complesso, piano piano, la gente si stava abituando alla regolarità climatica ed anzi in molti casi si era trovato il modo di trarre profitto dalla prevedibilità dei fenomeni.</div>
<div>Solo la situazione dell&#8217;Italia appariva critica ed allora si pensò alla soluzione più logica: spostare la domenica. Chiaramente l&#8217;opposizione più forte venne dagli ambienti religiosi, che però si arresero di fronte alla constatazione che il Giorno del Signore da occasione di festa si era ormai trasformato in un abisso di depressione. Non ci volle molto per decidere che era meglio accorciare una settimana piuttosto che allungarla, anche se una settimana con sette giorni lavorativi avrebbe realizzato un antico sogno nel cassetto di Confindustria. In un primo tempo si pensò di eliminare giovedì e venerdì, ma poi cominciò a circolare l&#8217;idea che se si doveva eliminare un giorno era meglio togliere un lunedì. Dopo molte discussioni, più o meno accademiche, si decise per una settimana che iniziasse di martedì e finisse di giovedì, fissando la data in modo da togliere di mezzo anche un venerdì tredici.</div>
<div>Così venne il grande giorno e tutto si risolse in apocalittici ingorghi sulle autostrade all&#8217;andata, spiagge al cui confronto la Normandia il giorno dello sbarco sembrava un&#8217;oasi di pace e altri biblici ingorghi al ritorno. Al lunedì tutti in ufficio, facendo pernacchie a Giove Pluvio che non mancava di ricambiare con scrosci di pioggia. Ma l&#8217;incubo era finito, si prospettava un futuro di radiosi fine settimana e si facevano progetti per approfittare del ciclo regolare delle precipitazioni. Tutto sembrava andare per il meglio, tranne, ovviamente, che per i meteorologi, per i quali si dovette studiare un piano di ricollocamento in lavori socialmente utili.</div>
<div>Un tarlo però rodeva la mente degli scienziati: sarebbe durato? Si collegarono allora quarantotto colossali computer, si mise a punto la versione 3.0 del modello del professor Summersturm e si iniziò a cercare quali eventi avrebbero potuto turbare la comoda regolarità meteorologica.</div>
<div>La risposta fu rassicurante. Il regime che si era instaurato era incredibilmente stabile, a perturbarlo non sarebbe bastata la classica farfalla che battendo le ali a Tokio fa piovere a Parigi. “Per fare un esempio” dichiarò il professor Sommersturm durante un talk show, “non sarebbe sufficiente nemmeno che contemporaneamente il Krakatoa eruttasse, il ghiacciaio Perito Moreno precipitasse per intero in mare e tutti i gayser di Yellowstone spruzzassero all&#8217;unisono&#8221;.</div>
<div>In quel preciso istante il Krakatoa eruttò, il Perito Moreno precipitò, i gayser di Yellowstone spruzzarono. E una farfalla battè le ali a Tokyio.</div>
<div>I meteorologi furono richiamati precipitosamente in servizio.</div>
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		<title>Black block, quale danno?</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 14:49:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dicendo che il danno maggiore non sono le vetrine o le automobili bruciate, probabilmente scandalizzerò qualcuno di chi mi legge. Ma sono convinto che, alla lunga, i maggiori danni li subiranno le persone che soffrono la fame , proprio quelle a cui l&#8217;Expò dovrebbe dare delle risposte. Complici in questo i mezzi d&#8217;informazione, che oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1676" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20100819-DSC_1160.jpg"><img class="size-medium wp-image-1676" title="20100819-DSC_1160" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20100819-DSC_1160-300x199.jpg" alt="Centro nutrizionale a Ndola, Zambia" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Centro nutrizionale della Comunità Papa Giovanni XXIII a Ndola, Zambia</p></div>
<p>Dicendo che il danno maggiore non sono le vetrine o le automobili bruciate, probabilmente scandalizzerò qualcuno di chi mi legge. Ma sono convinto che, alla lunga, i maggiori danni li subiranno le persone che soffrono la fame , proprio quelle a cui l&#8217;Expò dovrebbe dare delle risposte. Complici in questo i mezzi d&#8217;informazione, che oggi dedicano la quasi totalità dello spazio all&#8217;ordine pubblico e lasciano nel buio proprio i temi che i manifestanti pacifici (vittime anche loro) avrebbero voluto portare all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Che un&#8217;esposizione ponga in evidenza gli aspetti tecnologici è nella natura delle cose, pretendere che faccia altro sarebbe un po&#8217; come chiedere al concorso di Miss Italia di mettere in risalto l&#8217;intelligenza e la cultura delle partecipanti. Ma qualcun altro potrebbe evidenziare altri aspetti che non siano le potenzialità delle sementi o la tecnologia delle nuove macchine ipertecnologiche. Ad esempio chiedersi se questi mezzi così potenti finiranno in aziende destinate a produrre per quel 1,9 miliardi di  persone che sono sovrappeso (fonte: <a title="Oms" href="http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/" target="_blank">Organizzazione mondiale della Sanità</a>) oppure per gli 805 milioni che sono in condizione di denutrizione (fonte: <a title="Fao" href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank">FAO</a>). Avete letto bene: il problema del sovrappeso interessa più persone della fame, anche se la fame ne uccide di più. Non esistono stime omogenee, ma solo fra i bambini sotto i cinque anni la fame ne uccide 3 milioni (<a title="Unicef" href="http://data.unicef.org/nutrition/malnutrition" target="_blank">UNICEF</a>), mentre l&#8217;obesità si stima sia letale per 2,8 milioni persone (<a title="OMS2" href="http://www.who.int/gho/ncd/risk_factors/obesity_text/en/" target="_blank">OMS</a>).</p>
<p>Sono cifre sorprendenti, meritevoli almeno di essere esposte e discusse in un talk-show. Ma, possiamo scommetterci, l&#8217;attenzione sarà tutta rivolta all&#8217;ordine pubblico, alle vetrine spaccate, alle macchine incendiate, ai danni che quei cinquecento violenti hanno fatto alla città di Milano. Non ci si chiederà che fine faranno i prodotti di un&#8217;agricoltura da fantascienza, poco accessibile alle tasche di chi trova il microcredito più utile di una mietitrebbia guidata dal satellite.</p>
<p>Eppure non mancano voci che puntano l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza della distribuzione delle risorse, oltre che sulla loro produzione. Fra tante ne cito una che mi sembra particolarmente autorevole. Un brano fortemente sovversivo: per chi non lo sapesse gli accenni alla &#8220;mano invisibile&#8221; e alle &#8220;forze cieche&#8221; alludono ai fondamenti dell&#8217;ideologia liberista, secondo la quale l&#8217;importante è produrre, poi le forze cieche del mercato agirebbero come una mano invisibile che darebbe benessere e prosperità per tutti.</p>
<blockquote><p>&#8220;Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi&#8221;.</p>
<p>(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 204)</p></blockquote>
<p>Non basta quindi produrre, occorre anche distribuire in modo equo.  Non mi stupisce che si preferisca parlare di vetrine spaccate e auto in fiamme, come non stupisce che qualcuno voglia screditarlo dandogli del comunista.</p>
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		<title>Se&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 10:50:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se la gente va a dormire fuori perché crede a un terremoto annunciato da un bigliettino inesistente di un sismologo dilettante, morto che non ne ha mai presa mezza, allora può anche votare Silvio Berlusconi.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la gente va a dormire fuori perché crede a un terremoto annunciato da un bigliettino inesistente di un sismologo dilettante, morto che non ne ha mai presa mezza, allora può anche votare Silvio Berlusconi.</p>
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		<title>Occhi per l&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 11:42:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pare che le cellule sensibili al blu nel nostro occhio siano poche e in posizione priferica. Per chiarire  il mistero il professor Gasper Tkacik ha raccolto  5.000 foto scattate in Botswana.  Le ha poi analizzate con un particolare algoritmo al computer e ha stabilito che la configurazione delle cellule sensibili al blu che raccoglie il maggior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_892" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/20100810-DSC_9883.jpg"><img class="size-full wp-image-892 " title="20100810-DSC_9883" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/20100810-DSC_9883.jpg" alt="Botswana - Parco del Chobe" width="420" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Botswana - Parco del Chobe</p></div>
<p>Pare che le cellule sensibili al blu nel nostro occhio siano poche e in posizione priferica. Per chiarire  il mistero il professor Gasper Tkacik ha raccolto  5.000 foto scattate in Botswana.  Le ha poi analizzate con un particolare algoritmo al computer e ha stabilito che la configurazione delle cellule sensibili al blu che raccoglie il maggior numero di fotoni da quelle immagini è molto vicina a quella dell&#8217;occhio umano. Quindi ne ha dedotto che l&#8217;occhio umano si è evoluto nella Savana africana.</p>
<p>Chissà se questa è una delle ragioni di quel mal d&#8217;Africa che ci assale alla vista dei paesaggi di quel continente.</p>
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		<title>Benvenuto Darwin!</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 21:51:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Preceduta di qualche giorno dalla Chiesa Anglicana,  finalmente anche la Chiesa Cattolica comincia a mettere i puntini sulle i a proposito di Darwin.
&#8220;Non esiste a priori incompatibilità  tra le tesi di Charles Darwin e la Bibbia&#8221; ha affermato il presidente del Pontificio  Consiglio della Cultura, l&#8217;Arcivescovo Gianfranco Ravasi annunciando un simposio sul tema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preceduta di qualche giorno dalla Chiesa Anglicana,  finalmente anche la Chiesa Cattolica comincia a mettere i puntini sulle i a proposito di Darwin.</p>
<p>&#8220;Non esiste a priori incompatibilità  tra le tesi di Charles Darwin e la Bibbia&#8221; ha affermato il presidente del Pontificio  Consiglio della Cultura, l&#8217;Arcivescovo Gianfranco Ravasi annunciando un simposio sul tema che si svolgerà in marzo.</p>
<p>La mia speranza è soprattutto che questo messaggio arrivi a tutti, cattolici e non, e che ci sia veramente chiarezza e non, come al solito, un gran polverone alzato dai media.</p>
<p>Tale è stato, ad esempio, il caso del cosiddetto &#8220;intelligent design&#8221;, la cui storia ha dei lati grotteschi. Tutto è iniziato con uno scienziato che, al cospetto della complessità della coda di un batterio (non sto scherzando), pur non negando l&#8217;evoluzione, si è lasciato sfuggire: &#8220;questo è troppo complicato non si può spiegare solo con l&#8217;evoluzione, deve essere opera di un progetto intelligente&#8221;. Poco tempo dopo rinnegava questa sua teoria, dato che qualcuno gli ha spiegato che la Scienza, da tempo, aveva già dato diverse spiegazioni di come possono formarsi meccanismi complessi.</p>
<p>Si dovrebbe obiettare anche che se gli scienziati tirassero in ballo Dio ad ogni cosa che non riescono a spiegare, la Scienza avrebbe da tempo chiuso bottega e noi non avremmo molte delle simpatiche cose che rendono così varia la vita di oggi.</p>
<p>Inoltre, anche se a prima vista questo ridarebbe a Dio un ruolo di primo piano nel Creato, a guardare bene il Creatore in questa teoria ci fa piuttosto la figura del pasticcione. Il meraviglioso Creato, infatti, ad uno studio attento appare un&#8217;accozzaglia di pezzi molto ben adattati piuttosto che il progetto di una mente intelligente. Per farla breve mi piacerebbe saper perchè la supposta divinità del &#8220;progetto intelligente&#8221; si sia data tanto da fare con la coda di un batterio e non ci abbia dato una spina dorsale un po&#8217; milgiore di quella che abbiamo, che sembra il risultato dell&#8217;adattamento di un quadrupede alla posizione eretta. Oppure perchè le seppie abbiano un attacco della retina migliore del nostro. L&#8217;evoluzione lo spiega, il progetto intelligente no.</p>
<p>Comunque la teoria ha trovato in breve il favore delle sette protestanti fondamentaliste del Sud, che ancora non si sono rassegnate all&#8217;idea che ci siamo evoluti. Poichè queste sette fanno parte della base elettorale del Prsidente Bush, il simpatico George W. ha dato pubblicamente segni di simpatia verso queste teorie. La stampa ne ha parlato e la notizia è arrivata anche da noi, propagata da giornalisti che evidentemente non distinguono un Battista da un pescatore di frodo. Dato che da noi in quel periodo una delle strategie di governo era quella di scimmiottare Bush, una delle brillanti mosse del Ministro Moratti è stata quella di togliere l&#8217;evoluzione dai programmi delle medie, trovando pure un Bertoncelli, pardon, un Bertagna che le forniva motivazioni pedagogiche.</p>
<p>Ma la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica da tempo non è più contraria alla teoria dell&#8217;evoluzione. Quello che non può accettare è il cosiddetto Darwinismo, cioè la pretesa di negare l&#8217;esistenza di Dio attraverso l&#8217;evoluzione.</p>
<p>Speriamo che il 150° anniversario della nascita di Darwin serva a chiarire gli equivoci.</p>
<p>Anche perchè sono convinto che le teorie di Darwin ci aiutino a scopreire cose bellissime. Anche su Dio.</p>
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