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Un incontro simpatico

Introduzione

Pagina 99

Prefazione di Mons. Francesco Lambiasi

Presentazione di Giovanni Paolo Ramonda

Un incontro simpatico

Don Oreste e Casa Madonna delle Vette

Prefazione di Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini

 Innamorato, povero e felice. Bastano questi tre aggettivi per scolpire il profilo spirituale di Don Oreste Benzi? Sì e no. No, perché come si fa a racchiudere in due tre parole il segreto di un autentico uomo di Dio, di un testimone e "martire" della fede, di un profeta e "portavoce" di Cristo? Sì, quelle tre parole possono bastare se, più che una formula definitoria, si intercettano come frecce direzionali per andare verso il cuore dell'indimenticabile "don". Personalmente considero questo santo prete "dalla tonaca lisa" come uno dei doni più straordinari fatti da Dio alla nostra Chiesa riminese, e non solo. Non tocca a me pronunciarmi sulla eroicità delle sue virtù, quale si richiederà per un prevedibile processo di canonizzazione, ma nessuno può mettere in dubbio di avere certamente avvertito da lui un forte "profumo di Dio" ogni volta che si aveva la grazia di avvicinarlo. Riprendo a declinare le tre parole iniziali.

Innamorato. Come tutti gli innamorati, don Oreste si portava dentro un cuore giovane e ardente. Penso che dobbiamo partire da qui per spiegare la simpatia che si sprigionava dalla sua persona. Innamorato di chi? di Dio, della Chiesa, della Madonna, dei malati, dei poveri, dei giovani. Ma innanzitutto di Gesù Cristo. Ogni volta che ne parlava, si sentiva a pelle che ci credeva sul serio. E dovunque andava, ogni scelta che compiva, ogni atteggiamento che assumeva, si captava in lui un autentico inviato speciale del suo dolcissimo Signore. Valgono anche per questo prete dal faccione rotondo e cordiale le parole del Curato d'Ars, quando portava in processione il Santissimo: "Sono io che porto Lui, eppure è Lui che porta me". Senza questo riferimento - che in lui era viscerale, tenace, appassionato - a Cristo, il "don" sarebbe irriconoscibile. Questa è la radice segreta, la sorgente fresca e zampillante di tutta la sua esistenza. Ma il suo era un amore di risposta. Per lui amare Dio non era un dovere, ma un bisogno. Non una soffocante autocostrizione, ma una necessità irresistibile: non poteva letteralmente farne a meno.

Povero. Non della povertà di Diogene, che viveva nudo dentro una nuda botte. Don Oreste era povero, perché era ricco di Dio. E Dio gli bastava. Di conseguenza la sua non era una povertà ideologica o arrabbiata. Certo, conosceva anche lo sdegno - uno sdegno implacabile - di fronte all'ingiustizia dei ricchi, all'indolenza sorniona dei responsabili, alla distaccata indifferenza della gente. Ma la sua era sempre una povertà di marca "cristiana": come poteva vivere una vita agiata, comoda, confortevole, se si sapeva e sentiva chiamato ad essere un discepolo fedele e innamorato - torniamo sempre al fuoco dell'amore - del suo Signore "povero e servo"?

Felice. Ha scritto bene di lui il compianto giornalista Candido Cannavò, nel suo provocatorio, intrigante Pretacci: "Don Oreste sembrava uno che aveva scalato la collina della felicità". Sì, noi che lo abbiamo conosciuto e amato, lo abbiamo visto appassionarsi, commuoversi, indignarsi. Lo ricordiamo immerso nella preghiera, stanco e sfinito da viaggi incontri dialoghi interventi, o sprofondato in qualche breve, invincibile frammento di sonno. Ma il fotogramma più frequente che ci si riaffaccia alla memoria è quel suo sorriso sereno, appagato, pacificante, che contagiava onde lunghe di perfetta letizia, e trasmetteva forti scariche ad alta tensione di quella gioia intensa di chi si è completamente disarmato, si è lasciato "strapazzare" dai poveri e si è ormai dato tutto, senza trattenere nulla, senza nulla esigere in cambio. Se dovessi suggerire un pensiero da apporre alla base di una sua foto-ricordo, sceglierei l'antifona della liturgia: "Nella semplicità del mio cuore, lietamente, mio Dio, ti ho dato tutto".

Questo libro di Riccardo Ghinelli è avvincente: è uno di quei libri che si fanno leggere e rileggere, e si fanno regalare agli amici. Sono lieto di presentarlo, non solo perché ci parla di un uomo-cristiano-prete che è stato un vero capolavoro firmato da Dio, ma soprattutto perché permette un contatto diretto con la sua persona e la sua opera. Ecco, è soprattutto l'immediatezza di queste pagine limpide e coinvolgenti che mi ha fatto aderire subito alla cortese richiesta di una mia presentazione. Come non accogliere volentieri questa gradita occasione per ritornare all'amata, indimenticabile figura di don Oreste, per lasciarci percuotere dalla sua profezia, e deciderci una buona volta a mettere i nostri piedi sulle sue impronte inconfondibili e invitanti?

+ Francesco Lambiasi

 



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