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	<title>Specchio antico &#187; scuola</title>
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	<description>Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)</description>
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		<title>Se si insegnasse alpinismo a Scuola&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2018 15:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola del Gratuito]]></category>
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		<description><![CDATA[
Insegnante – Bene, interroghiamo. Rossi. Cos&#8217;è il nodo a otto ripassato.
Rossi – Dunque, il nodo a otto ripassato… detto anche inseguito… si fa come il nodo a otto… poi si rifà di nuovo… però si ripassa.
Insegnante – Tutto qui? Altro che ripassato, tu non l’hai neanche studiato (ride, solo lui). Bianchi, su, tu lo sai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="By Benh LIEU SONG (Own work) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AAlpinistes_Aiguille_du_Midi_03.JPG"><img class="alignright" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4c/Alpinistes_Aiguille_du_Midi_03.JPG/512px-Alpinistes_Aiguille_du_Midi_03.JPG" alt="Alpinistes Aiguille du Midi 03" width="512" /></a></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Bene, interroghiamo. Rossi. Cos&#8217;è il nodo a otto ripassato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – Dunque, il nodo a otto ripassato… detto anche inseguito… si fa come il nodo a otto… poi si rifà di nuovo… però si ripassa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Tutto qui? Altro che ripassato, tu non l’hai neanche studiato (ride, solo lui). Bianchi, su, tu lo sai di sicuro.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Bianchi – L&#8217;otto ripassato, pur non avendo la necessità del contronodo, richiede tuttavia una particolare attenzione per la sua corretta esecuzione. Dopo avere eseguito il savoia classico (nodo a otto semplice), lasciando circa 1 metro e 20 cm di capo libero, si fa passare quest&#8217;ultimo in entrambi gli occhielli predisposti sull&#8217;imbragatura, quindi si porta il nodo a otto semplice vicino all&#8217;imbragatura e lo si &#8220;ripassa&#8221;, infilando il capo libero lungo le sue anse. Alla fine, l&#8217;asola che passa dentro l&#8217;imbragatura deve risultare chiusa dal nodo a otto ripassato. Per ragioni di sicurezza, è buona norma che il capo libero che fuoriesce dal nodo finito abbia una lunghezza di almeno 10 cm.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante- grazie Bianchi, del resto tu con l’otto hai una certa confidenza (sogghigna). Rossi hai sentito? Ma come pensi di cavartela in montagna senza sapere queste cose?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – Io in montagna ci vado solo d’inverno, a sciare. Non so cosa farmene di un nodo a otto ripassato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Sempre a fare polemica, come se si dovesse sapere solo quello che serve nell’immediato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Alunno – ma prof, perché non ci portate una volta a fare un’arrampicata?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Ancora con questa storia! Ve l’ho spiegato cento volte: a ottobre è già tardi, fino ad Aprile è freddo ed è troppo pericoloso. A maggio poi dobbiamo fare le verifiche di fine anno e quindi se volete andare in montagna vi ci fate portare d’estate dai vostri genitori. Sentiamo l’alpinismo: la conquista dell’Everest.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – L’Everest fu scalato per la prima volta da sir Edmund Hillary…</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – E Tentzing? Chi era Tenzing</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – un extracomunitario?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Rossi! Non siamo a scuola per fare dello spirito! Non ci siamo e anche nelle esercitazioni sei una frana!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – Bella roba, che noia andare su e giù per il muro della palestra.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Sono esercizi indispensabili per arrampicare in parete.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – Sarà, ma tanto oggi con le funivie si arriva dappertutto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Non proprio. E dato che con le funivie la gente finisce col salire in quota solo per strafogarsi di strudel nel rifugio proprio lì a due passi, hanno deciso di insegnare alpinismo a scuola per diffonderne la pratica. Ma vedo che con te è tempo perso. Vai a posto. Ma che hai fatto? Zoppichi?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – Beh&#8230; ecco, una storta mentre facevo Parkur.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Insegnante – Par&#8230; cosa?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Rossi – una cosa che si fa superando ostacoli, arrampicandosi&#8230; cose così.Se a scuola si in</div>
<p>Se a scuola si insegnasse alpinismo allo stesso modo in cui si insegna matematica, cosa accadrebbe? proviamo ad immaginarlo&#8230;</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Bene, interroghiamo. Rossi. Cos&#8217;è il nodo a otto ripassato.</p>
<p><strong>Rossi </strong>– Dunque, il nodo a otto ripassato… detto anche inseguito… si fa come il nodo a otto… poi si rifà di nuovo… però si ripassa.</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Tutto qui? Altro che ripassato, tu non l’hai neanche studiato (ride, solo lui). Bianchi, su, tu lo sai di sicuro.</p>
<p><strong>Bianchi</strong> – L&#8217;otto ripassato, pur non avendo la necessità del contronodo, richiede tuttavia una particolare attenzione per la sua corretta esecuzione. Dopo avere eseguito il savoia classico (nodo a otto semplice), lasciando circa 1 metro e 20 cm di capo libero, si fa passare quest&#8217;ultimo in entrambi gli occhielli predisposti sull&#8217;imbragatura, quindi si porta il nodo a otto semplice vicino all&#8217;imbragatura e lo si &#8220;ripassa&#8221;, infilando il capo libero lungo le sue anse. Alla fine, l&#8217;asola che passa dentro l&#8217;imbragatura deve risultare chiusa dal nodo a otto ripassato. Per ragioni di sicurezza, è buona norma che il capo libero che fuoriesce dal nodo finito abbia una lunghezza di almeno 10 cm. (1)</p>
<p><strong>Insegnante </strong>- grazie Bianchi, del resto tu con l’otto hai una certa confidenza (sogghigna). Rossi hai sentito? Ma come pensi di cavartela in montagna senza sapere queste cose?</p>
<p><strong>Rossi</strong> – Io in montagna ci vado solo d’inverno, a sciare. Non so cosa farmene di un nodo a otto ripassato.</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Sempre a fare polemica, come se si dovesse sapere solo quello che serve nell’immediato.</p>
<p><strong>Alunno</strong> – ma prof, perché non ci portate una volta a fare un’arrampicata?</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Ancora con questa storia! Ve l’ho spiegato cento volte: a ottobre è già tardi, fino ad Aprile è freddo ed è troppo pericoloso. A maggio poi dobbiamo fare le verifiche di fine anno e quindi se volete andare in montagna vi ci fate portare d’estate dai vostri genitori. Sentiamo l’alpinismo: la conquista dell’Everest.</p>
<p><strong>Rossi</strong> – L’Everest fu scalato per la prima volta da sir Edmund Hillary…</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – E Tentzing? Chi era Tenzing</p>
<p><strong>Rossi</strong> – un extracomunitario?</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Rossi! Non siamo a scuola per fare dello spirito! Non ci siamo e anche nelle esercitazioni sei una frana!</p>
<p><strong>Rossi</strong> – Bella roba, che noia andare su e giù per il muro della palestra.</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Sono esercizi indispensabili per arrampicare in parete.</p>
<p><strong>Rossi</strong> – Sarà, ma tanto oggi con le funivie si arriva dappertutto.</p>
<p><strong>Insegnante</strong> – Non proprio. E dato che con le funivie la gente finisce col salire in quota solo per strafogarsi di strudel nel rifugio proprio lì a due passi, hanno deciso di insegnare alpinismo a scuola per diffonderne la pratica. Ma vedo che con te è tempo perso. Vai a posto. Ma che hai fatto? Zoppichi?</p>
<p><strong>Rossi</strong> – Beh&#8230; ecco, una storta mentre facevo Parkur.</p>
<p><strong>Insegnante </strong>– Par&#8230; cosa?</p>
<p><strong>Rossi</strong> – una cosa che si fa superando ostacoli, arrampicandosi&#8230; cose così.</p>
<p>(1) dalla relativa voce di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Otto_ripassato" target="_self">Wikipedia</a></p>
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		<title>Continuità didattica? Cos&#8217;era?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 10:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scusate il titolo volutamente provocatorio, ma è una reazione alla notizia che il ministro Fedeli vuole ripristinare la continuità didattica intervenendo sul contratto degli insegnanti. Alla domanda di un giornalista “Non ha appena cancellato la norma della riforma che prevedeva che i prof stessero tre anni nella stessa scuola?” ha risposto come se la domanda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate il titolo volutamente provocatorio, ma è una reazione alla notizia che il ministro Fedeli vuole ripristinare la continuità didattica intervenendo sul contratto degli insegnanti. Alla domanda di un giornalista “<em>Non ha appena cancellato la norma della riforma che prevedeva che i prof stessero tre anni nella stessa scuola?</em>” ha risposto come se la domanda fosse pertinente <em>&#8220;Solo per chi si è spostato quest’anno. </em>– ha precisato il ministro – <em>Vorrei dal prossimo settembre che gli studenti trovassero i loro insegnanti in cattedra e possibilmente per tre anni. La continuità va incentivata&#8221;.</em></p>
<p>Quindi il Ministro pensa che la colpa della mancata continuità didattica sia dei trasferimenti degli insegnanti e il problema si risolverà tenendoli fermi per tre anni nello stesso posto? Si sbaglia, signora Ministro. Se un insegnante rimane tre anni (o quattro, cinque o dodici&#8230;) nella stessa scuola i suoi alunni correranno comunque il rischio di vederlo sparire dopo un solo anno e lui di dover prendere in carico ogni volta classi completamente nuove.</p>
<p>La continuità didattica nella scuola italiana, una volta c&#8217;era. Ma non è sparita perché gl&#8217;insegnanti si sono messi improvvisamente a chiedere trasferimenti come se non ci fosse un domani. Non c&#8217;è più dal 2003 perché il Ministro Moratti, presa forse da un impeto di giustizia ma più probabilmente da più concrete esigenze di cassa, decise di far sparire le &#8220;cattedre orario&#8221;, cioè quelle con orario inferiore alle diciotto ore. Queste cattedre erano state previste dalla riforma Gentile proprio per garantire la continuità didattica: Se l&#8217;insegnamento di una materia in un corso prevedeva un numero di ore inferiore a 18 (ad esempio 16)  le restanti rimanevano a disposizione della scuola senza essere impiegate in classe. Portare tutte le classi a 18 ore voleva dire andare a pescare nel monte ore di un altro insegnante, il quale a sua volta prendeva le ore da un altro corso e così via. Con la conseguenza di attivare ogni anno combinazioni diverse ed anche di spezzettare gli insegnamenti, dividendo, ad esempio, italiano da storia. A suo tempo ho fatto un&#8217;analisi più approfondita delle conseguenze in un articolo per <a href="http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=1768" target="_blank">Fuoriregistro</a> ed è stato tutto confermato dall&#8217;esperienza.</p>
<p>Quindi, signora Ministro, se vuole ripristinare quella bella e sacrosanta cosa che era la continuità didattica, lasci perdere i trasferimenti degli insegnanti e ripristini invece le cattedre orario.</p>
<p>Nel caso voglia farlo, le auguro buona fortuna.</p>
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		<title>Costanti scolastiche</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 08:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Una costante fisica è una grandezza fisica oppure un numero adimensionale che è universale in natura e indipendente dall&#8217;istante e dal luogo in cui viene misurata (costante di natura)”.
“Ci sono molte costanti in natura, molte delle quali sono riconducibili a combinazioni della costante di Planck ħ, la costante di gravitazione universale G, la velocità della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Una costante fisica è una grandezza fisica oppure un numero adimensionale che è universale in natura e indipendente dall&#8217;istante e dal luogo in cui viene misurata (costante di natura)”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">“Ci sono molte costanti in natura, molte delle quali sono riconducibili a combinazioni della costante di Planck ħ, la costante di gravitazione universale G, la velocità della luce nel vuoto c, la costante dielettrica del vuoto ε0, e la carica elementare e”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Così Wikipedia sulle costanti fisiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">A queste  se ne dovrebbe aggiungere un&#8217;altra: le diciotto ore degli insegnanti, grandezza invariabile, indipendente da come la si misuri.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Qualche esempio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">C&#8217;è pure l&#8217;ora di ricevimento settimanale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Le lezioni dovrai pure prepararle, devi aggiornarti. E poi devi anche tener dietro alle novità che vengono dal Ministero.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Poi ci sono i compiti. Vanno preparati, mica posso ridargli quello dell&#8217;anno scorso, che lo hanno comprato da quelli dell&#8217;anno prima. E poi se do questo compito alla classe che ho quest&#8217;anno, sai che macello. E arrivare a scuola almeno mezz&#8217;ora prima per fotocopiarlo e magari c&#8217;è la coda. E poi correggerlo. Anzi correggerli e aumentano sempre. Perché magari hai sempre tre classi, ma quando al Ministero alzano il numero degli alunni per classe mica ci pensano che gli alunni che devi seguire piano piano sono passati da sessanta a novanta. Anzi no, visto che a inizio carriera avevi tre classi e adesso ne hai cinque, sono passati da sessanta a centocinquanta.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">E poi ad un certo punto con l&#8217;aumento degli alunni non ce la fai più con le verifiche orali e passi ai test. Anche quelli da preparare, fotocopiare, correggere.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">In qualche materia tecnica in quinta si assegna qualche compito di un certo peso, ad esempio un progetto o un bilancio. Che richiede un bell&#8217;impegno agli studenti, ma anche agli insegnanti, per entrambe a volte finisce con l&#8217;impegnare una o più notti. Anche questi compiti crescono col numero degli studenti, finché un anno con l&#8217;assegnazione delle cattedre, ci si ritrova con due quinte da trenta e i lavori raddoppiano.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">E poi ci sono le riunioni: collegio docenti ordinari e straordinari, consigli di classe, riunioni per materie, programmazione, commissioni varie ed eventuali. Infine gli scrutini. Lo sapevate che per gli scrutini non c&#8217;è limita di tempo?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Le riunioni si portano dietro i documenti. Programmi preventivi e consuntivi, programmazione, documento del 15 maggio, relazione sulla classe, relazione sul programma. E poi PEI, POF, PTOF e CPNHPNM (1). Alla fine  fare le medie e anche un giudizio per giustificare ogni voto, soprattutto quelli negativi. Dare indicazioni su cosa devono studiare i rimandati (come se non ci fosse il programma). Consegnare i compiti scritti impacchettati ed etichettati. E per ogni riunione un verbale che qualcuno dovrà pur fare.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Per non parlare delle piccole cose: “Passi in segreteria” “Passi dal preside” “C&#8217;è una circolare da firmare e da leggere” “Ho bisogno di parlarti per quell&#8217;alunno di terza”. E magari fare la fotocopia di un articolo interessante, sentire se il laboratorio è disponibile, concordare col tecnico un&#8217;esercitazione, prenotare gli audiovisivi (ma dov&#8217;è finita la bidella?).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Se poi si parla di andare in gita siamo nel surreale. In pratica si è in servizio 24 ore su 24, gratis, con enormi responsabilità e c&#8217;è  pure caso di rimetterci dei soldi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Ci sarebbe poi la questione dei tre mesi di ferie, altra costante. I quali, in alcuni casi, vanno dal 10 luglio al 20 agosto. Come questo sia possibile è tuttora oggetto di studio. In ogni caso potrebbe essere un ottimo spunto per una sceneggiatura di Christopher Nolan, autore di film di fantascienza basati sullo sfasamento temporale come “Inception” e “Interstellar”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">(1) Chi Più Ne Ha Più Ne Metta</div>
<blockquote>
<div>“Una costante fisica è una grandezza fisica oppure un numero adimensionale che è universale in natura e indipendente dall&#8217;istante e dal luogo in cui viene misurata (costante di natura)”.</div>
<div>“Ci sono molte costanti in natura, molte delle quali sono riconducibili a combinazioni della costante di Planck ħ, la costante di gravitazione universale G, la velocità della luce nel vuoto c, la costante dielettrica del vuoto ε0, e la carica elementare e”.</div>
</blockquote>
<div>
<div id="attachment_1852" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/2008-07_lug_05_003_P4.jpg"><img class="size-medium wp-image-1852" title="Esami di Maturità" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/2008-07_lug_05_003_P4-300x225.jpg" alt="Esami" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esami</p></div>
<p>Così Wikipedia sulle costanti fisiche.</p></div>
<div>A queste  se ne dovrebbe aggiungere un&#8217;altra: le diciotto ore degli insegnanti, grandezza invariabile, indipendente da come la si misuri.</div>
<div>Qualche esempio.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>C&#8217;è pure l&#8217;ora di ricevimento settimanale.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Le lezioni dovrai pure prepararle, devi aggiornarti. E poi devi anche tener dietro alle novità che vengono dal Ministero.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Poi ci sono i compiti. Vanno preparati, mica posso ridargli quello dell&#8217;anno scorso, che lo hanno comprato da quelli dell&#8217;anno prima. E poi se do questo compito alla classe che ho quest&#8217;anno, sai che macello. E arrivare a scuola almeno mezz&#8217;ora prima per fotocopiarlo e magari c&#8217;è la coda. E poi correggerlo. Anzi correggerli e aumentano sempre. Perché magari hai sempre tre classi, ma quando al Ministero alzano il numero degli alunni per classe mica ci pensano che gli alunni da seguire piano piano sono passati da sessanta a novanta. Anzi no, visto che a inizio carriera avevi tre classi e adesso ne hai cinque, sono passati da sessanta a centocinquanta.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>E poi ad un certo punto con l&#8217;aumento degli alunni non ce la fai più con le verifiche orali e passi ai test. Anche quelli da preparare, fotocopiare, correggere.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>In qualche materia tecnica in quinta si assegna qualche compito di un certo peso, ad esempio un progetto o un bilancio. Che richiede un bell&#8217;impegno agli studenti, ma anche agli insegnanti, per entrambe a volte finisce con l&#8217;impegnare una o più notti. Anche questi compiti crescono col numero degli studenti, finché un anno con l&#8217;assegnazione delle cattedre, ci si ritrova con due quinte da trenta e i lavori raddoppiano.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>E poi ci sono le riunioni: collegio docenti ordinari e straordinari, consigli di classe ordinari e straordinari, riunioni per materie, programmazione, commissioni varie ed eventuali. Infine gli scrutini. Lo sapevate che per gli scrutini non c&#8217;è limite di tempo?</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Le riunioni si portano dietro i documenti. Programmi preventivi e consuntivi, programmazione, documento del 15 maggio, relazione sulla classe, relazione sul programma. E poi PEI, POF, PTOF e CPNHPNM (1). Alla fine  fare le medie e anche un giudizio per giustificare ogni voto, soprattutto quelli negativi. Dare indicazioni su cosa devono studiare i rimandati (come se non ci fosse il programma). Consegnare i compiti scritti impacchettati ed etichettati. E per ogni riunione c&#8217;è un verbale che qualcuno dovrà pur fare.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Per non parlare delle piccole cose: “Passi in segreteria” “Passi dal preside” “C&#8217;è una circolare da firmare e da leggere” “Ho bisogno di parlarti per quell&#8217;alunno di terza”. Fare la fotocopia di un articolo interessante, sentire se il laboratorio è disponibile, concordare col tecnico un&#8217;esercitazione, prenotare gli audiovisivi (ma dov&#8217;è finita la bidella?).</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Se poi si parla di andare in gita siamo nel surreale. In pratica si è in servizio 24 ore su 24, gratis, con enormi responsabilità e c&#8217;è  pure caso di rimetterci dei soldi.</div>
<div>Quanto lavora un insegnante? “Diciotto ore”.</div>
<div>Ci sarebbe poi la questione dei tre mesi di ferie, altra costante. I tre mesi, in alcuni casi, vanno dal 10 luglio al 20 agosto. Come questo sia possibile è tuttora oggetto di studio. In ogni caso potrebbe essere un ottimo spunto per una sceneggiatura di Christopher Nolan, autore di film di fantascienza basati sullo sfasamento temporale come “Inception” e “Interstellar”.</div>
<div></div>
<div>(1) Chi Più Ne Ha Più Ne Metta</div>
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		<title>Petaloso, pensieri per una piccola parola</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 20:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui social network è stato un giorno di follia. La parola petaloso ha cominciato a rimbalzare in rete e, dovunque sia arrivata, ha provocato reazioni divertite e divertenti. Legioni di creativi (me compreso) si sono cimentati con la nuova parola, chi scrivendo, chi disegnando, chi tirando fuori una foto dal&#8217;archivio. I giornalisti hanno indagato, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1829" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Petaloso.jpg"><img class="size-medium wp-image-1829" title="Fiore petaloso" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Petaloso-300x196.jpg" alt="Fiore petaloso" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Il mio Tweet così come è apparso al Tg1 delle 20</p></div>
<p>Sui social network è stato un giorno di follia. La parola petaloso ha cominciato a rimbalzare in rete e, dovunque sia arrivata, ha provocato reazioni divertite e divertenti. Legioni di creativi (me compreso) si sono cimentati con la nuova parola, chi scrivendo, chi disegnando, chi tirando fuori una foto dal&#8217;archivio. I giornalisti hanno indagato, i pubblicitari hanno improvvisato slogan per dimostrare che i loro prodotti fossero petalosi.</p>
<p>La cosa merita qualche commento.</p>
<p>Vediamo come è nata.</p>
<p>Un bambino, Matteo, commette un errore: scrive un aggettivo che non esiste.</p>
<p>La maestra invece di guardare solo all&#8217;errore, commenta che l&#8217;errore è &#8220;bello&#8221; e valuta il compito positivamente.</p>
<p>La cosa poteva finire lì. Invece la maestra decide di consultare nientepopodimenoche l&#8217;Accademia della Crusca.</p>
<p>L&#8217;Accademia della Crusca risponde, rientra nei suoi compiti istituzionali. Lo fa con una bella lettera, in cui approfitta per spiegare a quei bambini come una parola entra a far parte del vocabolario.</p>
<p>La maestra decide che quella cosa non deve restare solo per la sua classe e condivide su un social network.</p>
<p>E qui &#8220;petaloso&#8221; esplode, diventa virale. Su Facebook il post viene condiviso, commentato, nascono altri post sull&#8217;argomento che a loro volta vengono condivisi. Su Twitter #petaloso entra nell&#8217;Olimpo degli hashtag di tendenza, Istagram fiorisce di immagini petalose. I giornalisti hanno indagato, i pubblicitari hanno improvvisato slogan per dimostrare che i prodotti dei loro clienti fossero petalosi.</p>
<p>Un gioco? Forse, ma alla parola &#8220;gioco&#8221; scatta un&#8217;associazione: chi conosce la teoria dei giochi potrebbe parlare di &#8220;gioco a somma non zero&#8221;. L&#8217;economia classica ci ha abituato ai giochi &#8220;a somma zero&#8221; dove se uno guadagna l&#8217;altro perde. Questo, invece, è un gioco dove molti hanno guadagnato senza che nessuno abbia perso. Certo, i guadagni di molti sono esprimibili soprattutto in termini di stima e autostima. Questo vale soprattutto per Matteo, per la maestra e per l&#8217;Accademia della Crusca, che ha avuto un guadagno di immagine non indifferente. Ma una notizia che rimbalza per il Web genera anche dei ritorni economici e le agenzie pubblicitarie non hanno certo lavorato gratis.</p>
<p>Il tutto è partito da gesti gratuiti: la maestra poteva chiudere lì, l&#8217;Accademia della Crusca poteva dare una risposta concisa e burocratica, di nuovo la maestra poteva tenere per sé la lettera di risposta. Invece hanno fatto qualcosa in più e ne hanno ricavato qualcosa per sè e per gli altri.</p>
<p>Un&#8217;altre considerazione. Da tempo, insieme ad altri, lavoriamo al progetto della &#8220;Scuola del Gratuito&#8221;. Fra le molte cose che diciamo che anche l&#8217;errore è positivo, è una occasione di imparare. Quale migliore esempio di questo?</p>
<p>Ma prima di noi ci aveva pensato Darwin. O meglio possiamo desumerlo dalla sintesi moderna che si fa tra teoria di Darwin e genetica. Pensateci un attimo: &#8220;petaloso&#8221; nell&#8217;ecosistema del Vocabolario esistente sarebbe un errore, così come lo sono le mutazioni. La lettera dell&#8217;Accademia si presta bene anche a spiegare come funzioni l&#8217;evoluzione: se la parola trova un ecosistema favorevole sopravviverà e potrà farne parte in permanenza.  Magari nel passato qualche altro bambino ha prodotto la stesa parola, ma non ha trovato l&#8217;ambiente favorevole: la maestra ha fatto un segno rosso e dato un voto in meno. Mentre scrivo apprendo che Michele Serra l&#8217;aveva già usata nel &#8216;91 su Panorama, evidentemente non era il posto giusto.  Per il momento l&#8217;ecosistema Web ha reagito molto bene. Non resta che aspettare e continuare ad usare questa simpatica parola.</p>
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		<title>Ma gli insegnanti lavorano già così</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 16:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Levata di scudi e polemiche alla dichiarazione del ministro Poletti secondo cui l&#8217;orario di lavoro è un parametro vecchio.
Chi lo ha salutato come innovatore, chi ha paventato il ritorno del cottimo.
Nessuno ha fatto notare che c&#8217;è una categoria che lavora già al di fuori del parametro dell&#8217;orario di lavoro: gli insegnanti.
Quando si parla del lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1794" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/2008-02_feb_22_026.jpg"><img class="size-full wp-image-1794" title="Laboratorio" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/2008-02_feb_22_026.jpg" alt="Laboratorio di affresco" width="600" height="402" /></a><p class="wp-caption-text">Laboratorio di affresco</p></div>
<p>Levata di scudi e polemiche alla dichiarazione del ministro Poletti secondo cui l&#8217;orario di lavoro è un parametro vecchio.<br />
Chi lo ha salutato come innovatore, chi ha paventato il ritorno del cottimo.<br />
Nessuno ha fatto notare che c&#8217;è una categoria che lavora già al di fuori del parametro dell&#8217;orario di lavoro: gli insegnanti.<br />
Quando si parla del lavoro degli insegnanti si parla sempre delle famose &#8220;diciotto ore&#8221;, senza approfondire il fatto che sono solo la misura della presenza in classe, non della loro quantità di lavoro. Questa dipende piuttosto dal numero di classi, di alunni per classe e dalla quantità di prove scritte da svolgere, ma di questo non si parla mai.<br />
Eppure andando a misurare il carico di lavoro secondo questi parametri si fanno scoperte interessanti.<br />
Ho <a title="new" href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/?p=1516" target="_blank">provato a fare qualche calcolo</a> sulla cattedra di Agricoltura, Economia ed Estimo che ho occupato all&#8217;Istituto tecnico per Geometri, altri potrebbero fare altrettanto con risultati simili.<br />
Fra sedicenti riforme, tagli e pretese razionalizzazioni, in 36 anni le classi sono passate da 3 a 5, due terzi in più. Gli alunni da seguire, per effetto dell&#8217;aumento del numero massimo per classe, sono praticamente raddoppiati, passando da 60-75 a 120-150. L&#8217;aumento delle prove da correggere è stato più che proporzionale, dato che con classi numerose e spesso orari ridotti a due ore settimanali si è costretti ad effettuare test scritti per aver il secondo voto per l&#8217;orale. Sono aumentate le ore dedicate a programmazione e consigli di classe, come pure quelle necessarie per valutazioni intermedie e finali e stesura di documenti vari.</p>
<p>Forse valutare il lavoro su basi diverse dalle diciotto ore in aula per molti insegnanti potrebbe essere proprio conveniente.</p>
<p>Sicuramente, invece, conviene ai vari Governi continuare a far finta che gli insegnanti lavorino 18 ore.</p>
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		<title>Diciotto ore</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2015 17:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In aula per insegnamento: 18 ore
Consigli di classe e riunione organizzativa: 8 ore
Preparazione di compiti in classe: un&#8217;ora.
Viaggio: 2 ore fra la scuola di titolarità dove insegna per 11 ore e l&#8217;altra dove completa per altre 7. Conteggio il tragitto perché ce lo chiede l&#8217;Europa, con una sentenza della Corte di Strasburgo. Non viene considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1735" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/10/DSC_0033.jpg"><img class="size-full wp-image-1735" title="Una classe" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/10/DSC_0033.jpg" alt="Un'aula di informatica di qualche anno fa" width="600" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#39;aula di informatica di qualche anno fa</p></div>
<p>In aula per insegnamento: 18 ore</p>
<p>Consigli di classe e riunione organizzativa: 8 ore</p>
<p>Preparazione di compiti in classe: un&#8217;ora.</p>
<p>Viaggio: 2 ore fra la scuola di titolarità dove insegna per 11 ore e l&#8217;altra dove completa per altre 7. Conteggio il tragitto perché ce lo chiede l&#8217;Europa, con una sentenza della Corte di Strasburgo. Non viene considerato il tragitto fra casa e scuola di titolarità.</p>
<p>Correzione compiti e predisposizione piano annuale: 3 ore (di domenica).</p>
<p>Totale: <strong>33 ore.</strong></p>
<p>Più nove ore perse nelle cosiddette &#8220;ore buche&#8221; perché lezioni e Consigli di classe non sono consecutivi e gli insegnanti non hanno uno spazio decente in cui lavorare.</p>
<p>In tutto <strong>42 ore</strong>, più il tempo per andare almeno a vedere cosa si deve insegnare il giorno dopo.</p>
<p>Questa è stata la settimana di mia moglie. Qualcuno crede ancora che un insegnante lavori diciotto ore la settimana?</p>
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		<title>Il veleno de &#8220;La buona scuola&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 07:19:33 +0000</pubDate>
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Fabrizio Rondolino invita la Polizia a riempire di botte gli insegnanti, rei di bloccare il traffico per protestare contro &#8220;La buona scuola&#8221;.
Sorvolo sulla evidente inciviltà della proposta, dalla quale lo stesso prende poi, opportunisticamente, le distanze, usando il vecchio e comodo artificio di definirla &#8220;una provocazione&#8221;.
Sorvolo, perché poi, usa uno di quegli argomenti che ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1702" title="Laboratorio di affresco all'ITG &quot;Odone Belluzzi&quot;" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/2008-02_feb_22_051-300x201.jpg" alt="Laboratorio di affresco all'ITG &quot;Odone Belluzzi&quot;" width="300" height="201" /></p>
<p>Fabrizio Rondolino invita la Polizia a riempire di botte gli insegnanti, rei di bloccare il traffico per protestare contro &#8220;La buona scuola&#8221;.</p>
<p>Sorvolo sulla evidente inciviltà della proposta, dalla quale lo stesso prende poi, opportunisticamente, le distanze, usando il vecchio e comodo artificio di definirla &#8220;una provocazione&#8221;.</p>
<p>Sorvolo, perché poi, usa uno di quegli argomenti che ti fanno dire &#8220;le botte erano meglio&#8221;. Si unisce infatti a quel linciaggio morale che ha accompagnato l&#8217;approvazione della cosiddetta riforma, definendo gl&#8217;insegnanti &#8220;nullafacenti ipergarantiti che lavorano poco e male&#8221;. Come rimedio, naturalmente, i controlli e gli incentivi che la riforma promette.</p>
<p>È questo il vero veleno della riforma: il discredito gettato sugli insegnanti, l&#8217;unica categoria di lavoratori dipendenti che alla domanda &#8220;qual è il tuo orario di lavoro?&#8221; risponde &#8220;non lo so&#8221; perché abituata a fare i conti  con il lavoro che la professione richiede e non con il cartellino da timbrare. E se la scuola italiana funziona ancora lo si deve al fatto che molti insegnanti si impegnano senza aspettarsi incentivi, ma solo per la passione che hanno per il proprio lavoro.</p>
<p>Ma questo non è contemplato dall&#8217;ideologia del profitto: non è concepibile che si lavori per fare un buon lavoro, l&#8217;unico modo ammesso di lavorare è per il salario.</p>
<p>Il tanto decantato &#8220;riconoscimento del merito&#8221; vuole fare proprio questo: vantarsi di aver migliorato la Scuola introducendo un meccanismo di profitto di cui gli insegnanti hanno fatto finora a meno, lavorando nell&#8217;unico modo veramente educante: con spirito di gratuità. E affermando che si lavora solo per il profitto.</p>
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		<title>Gli Insegnanti e i loro Sindacati</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2015 16:19:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come spesso succede il il commento migliore è di un comico, nella fattispecie Crozza: &#8220;gli insegnanti sono così incazzati che i Black-block si sono rifugiati nelle banche dalla paura&#8221;.
La riprova è che l&#8217;affermazione del ministro Maria Elena Boschi sulla &#8220;Scuola in mano ai Sindacati&#8221; è stata accolta da proteste anziché da una solenne, omerica risata: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20150505_007.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1690" title="Manifestazione" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/05/20150505_007-300x199.jpg" alt="Manifestazione" width="300" height="199" /></a>Come spesso succede il il commento migliore è di un comico, nella fattispecie Crozza: &#8220;gli insegnanti sono così incazzati che i Black-block si sono rifugiati nelle banche dalla paura&#8221;.</p>
<p>La riprova è che l&#8217;affermazione del ministro Maria Elena Boschi sulla &#8220;Scuola in mano ai Sindacati&#8221; è stata accolta da proteste anziché da una solenne, omerica risata: quando si è indignati, il senso dell&#8217;umorismo passa in secondo piano.</p>
<p>Chi conosce la Scuola sa quale sia la sua situazione sindacale. Altre categorie hanno sindacati confederali e autonomi. La Scuola ha confederali, autonomi e Cobas, che non sono sindacati, ma gruppi di sindacati, riuniti così più per comodità giornalistica che per un&#8217;effettiva affinità di idee. Questi tre gruppi si fanno un&#8217;insana concorrenza, si ha quasi l&#8217;impressione che nelle salette dei dirigenti si svolgano dialoghi di questo tipo: &#8220;Fissiamo la data dello sciopero, propongo i 16&#8243; &#8220;Il 16 sciopera il Comitato docenti superstufi&#8221; &#8220;Allora dobbiamo trovare un&#8217;altra data&#8221;. Una pletora di sigle, che hanno in comune due cose: sono formate da insegnanti e non sono d&#8217;accordo con le altre organizzazioni sindacali. Uno sciopero unitario non si ricordava dal 2008, tempi della Gelmini.  Fatte queste premesse, che &#8220;i Sindacati&#8221; abbiano in mano la Scuola, appare molto ridicolo.</p>
<p>I Sindacati, ogni tanto deve essere ricordato, sono organo di rappresentanza dei lavoratori, i quali, nel caso della Scuola, costituiscono una categoria tutt&#8217;altro che omogenea, divisa su fini e metodi. I vertici sindacali, di conseguenza, cercano di coltivare ognuno la propria nicchia di consenso invece di perseguire una difficile unità.</p>
<p>Questa categoria, normalmente in disaccordo su tutto, si è trovata improvvisamente unita, forse per motivazioni non proprio identiche per tutti, ma comunque con un un unico obiettivo: combattere la riforma, chiamata &#8220;La buona scuola&#8221; che per ora ha avuto un solo merito: compattare una categoria normalmente divisa. E questa cosa inusitata ha convinto, finalmente, i vertici sindacali a marciare compatti, anche se con qualche distinguo.</p>
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		<title>Demolire gli insegnanti per costruire &#8220;La buona scuola&#8221; ?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 09:07:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle tecniche a cui ricorre la pubblicità è quella di mostraci come siano bravi lavoratori di un&#8217;azienda. Ci avete fatto caso? Spot che ci mostrano mani sapienti di artigiani, progettisti colti nell&#8217;attimo dell&#8217;ispirazione, manufatti che crescono fra sorrisi compiaciuti di maestranze orgogliose e di ingegneri soddisfatti.
Unica eccezione, che io sappia, quella grande azienda che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/20140829_160.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1642" title="Insegnanti precari" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/20140829_160-199x300.jpg" alt="Insegnanti precari" width="199" height="300" /></a>Una delle tecniche a cui ricorre la pubblicità è quella di mostraci come siano bravi lavoratori di un&#8217;azienda. Ci avete fatto caso? Spot che ci mostrano mani sapienti di artigiani, progettisti colti nell&#8217;attimo dell&#8217;ispirazione, manufatti che crescono fra sorrisi compiaciuti di maestranze orgogliose e di ingegneri soddisfatti.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Unica eccezione, che io sappia, quella grande azienda che va sotto il nome di Ministero dell&#8217;Istruzione.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Ultimo esempio il presidente Renzi, preoccupato di mettere in ridicolo una categoria, secondo lui succube dei Sindacati, che sciopera nonostante la riforma preveda assunzione di precari e aumenti stipendiali.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Ma perché questo atteggiamento? Una gestione imprenditoriale diversamente furba oppure così avanzata che noi non la comprendiamo?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">In realtà tutto ciò ha una spiegazione economica o, per meglio dire, di bassa bottega.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">La categoria degli insegnanti non ha potere contrattuale. Se la scuola chiude per un giorno chi ci rimette sono gli insegnanti stessi che poi devono recuperare programma non svolto e le interrogazioni non fatte. Il danno maggior è per i genitori dei bimbi delle elementari che devono trovare qualcuno a cui affidarli. Ma dalle medie in su è festa per tutti.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Così l&#8217;unica spinta per i governi ad adeguare gli stipendi potrebbe venire dall&#8217;opinione pubblica e allora si alimenta la diceria che lavorano poco, solo diciotto ore la settimana e hanno pure tre mesi di ferie all&#8217;anno. Un Ministro che solo nomini le diciotto ore dovrebbe essere cacciato subito, perché vorrebbe dire che non si è nemmeno letto il contratto di lavoro e non sa quali sono gli obblighi di lavoro dei docenti negli altri paesi d&#8217;Europa.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Si è ricorsi pure a trucchi più raffinati, come quello del merito. Si sbandiera all&#8217;opinione pubblica l&#8217;intenzione di premiare il merito e poi si fa una proposta indecente, inaccettabile, in modo da attribuire ai Sindacati il rifiuto di una valorizzazione della professionalità. Trucco riuscito alla Gelmini, che propose di adeguare lo stipendio solo ai meritevoli, ritentato dal governo Renzi, con il premio di sessanta Euro che, a conti fatti, avrebbe comportato un risparmio e non un maggiore investimento. Trucchi disonesti, che hanno il solo scopo di tenere basso il salario degli insegnanti attribuendo loro un immobilismo che in realtà è della classe politica.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Ora la farsa di una riforma scritta da funzionari che non provengono dal mondo della scuola, sottoposta a una consultazione fasulla e comunque ignorata in sede di disegno di legge, tanto che il mondo della Scuola ora la rifiuta. Non sarebbe successo se quanto emerso dalla consultazione fosse stato ascoltato. O meglio ancora se si fosse fatto tesoro della Legge di iniziativa popolare che non viene presa in considerazione dal Parlamento.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Si cerca invece di farla passare con l&#8217;ennesimo trucco, il classico “pacco” in cui, insieme a un qualche chicca, si rifila anche una massa di porcherie. Non si spiega altrimenti l&#8217;ostinazione a non voler approvare per decreto la regolarizzazione dei precari (la chicca) e lasciare al dialogo in parlamento il resto della riforma (le porcherie). Si vuol far passare tutto insieme per poter addossa ai docenti la responsabilità di ritardare le assunzioni, gettando ulteriore discredito sulla categoria.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">E a rimetterci non saranno solo i docenti.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm; orphans: 1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: 9pt;">Immaginate quel simpatico signore dalla faccia paciosa che vediamo negli spot insieme ai sui dipendenti orgogliosi dei tortellini che producono. Immaginatelo invece mentre si lamenta rancoroso degli operai che battono la fiacca e non capiscono le sue direttive sull&#8217;importanza di una sfoglia sottile e di un ripieno saporito. Vi fidereste di quei tortellini? E la fabbrica, che fine farebbe?</span></span></span></p>
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		<title>Presepe no, Natale sì?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2014 20:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un po&#8217; di anni a questa parte si assiste ad esibizioni di laicità  a scapito del Natale, che di solito prendono a pretesto la presenza di bambini di altra religione per vietare ai Cristiani di allestire il presepe a scuola. Che poi, essendo la rappresentazione della nascita di colui che viene considerato dai Musulmani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1615" class="wp-caption alignleft" style="width: 610px"><a href="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2014/12/20141206_022-Modifica1.jpg"><img class="size-full wp-image-1615" title="Presepe" src="http://www.riccardoghinelli.it/blog/wp-content/uploads/2014/12/20141206_022-Modifica1.jpg" alt="Presepe" width="600" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Presepe</p></div>
<p>Da un po&#8217; di anni a questa parte si assiste ad esibizioni di laicità  a scapito del Natale, che di solito prendono a pretesto la presenza di bambini di altra religione per vietare ai Cristiani di allestire il presepe a scuola. Che poi, essendo la rappresentazione della nascita di colui che viene considerato dai Musulmani il secondo profeta dopo Maometto, non si capisce bene perché dovrebbe essere offensivo. Nessuno però, almeno che io sappia se la prende con altre manifestazioni festose legate alla stessa ricorrenza. Non ho mai sentito nessuno recriminare per i megawatt impiegati in luminarie, né per il fatto che si chiudono scuole ed attività produttive per permettere ai seguaci di una religione di festeggiare la nascita del Salvatore. E pensare ce queste cose pervadono la vita di tutti in modo ben più massiccio dei Presepi allestiti nelle scuole. Ma forse per certe esibizioni di lusso e che prendono a pretesto il Natale dovremmo essere noi Cristiani quelli che si offendono: perché riempite di cose inutili la festa di colui che è nato povero in una mangiatoia? Che sia proprio il richiamo all&#8217;essenzialità in un periodo che si vorrebbe dedicato allo spreco spensierato l&#8217;inconfessato motivo che spinge a prendersela proprio col Presepe fra i tanti simboli natalizi?</p>
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