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Specchio antico

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Lavorare più, lavorare peggio

Anche Renzi e il ministro Giannini confondono la quantità con la qualità e si illudono di migliorare la scuola facendo lavorare di più i docenti invece di farli lavorare meglio.

Continuano inoltre con la menzogna delle diciotto ore settimanali, facendo finta di dimenticare la correzione dei compiti, la preparazione delle lezioni, l’aggiornamento, le ore obbligatorie di attività collaterali e il carico illimitato delle attività funzionali all’insegnamento.

Per capire come più lavoro per i docenti non significhi una scuola migliore basta vedere cosa fece anni fa i ministro Moratti quando si accorse che alcuni docenti “lavoravano” (ma sarebbe meglio dire “stavano in classe”) meno delle famigerate diciotto ore. Il motivo era quello che il loro orario copriva le esigenze di un corso o due e, per salvaguardare la libertà didattica, si cercava di assegnare un solo docente a un certo corso. Le conseguenze di aver portato tutte le cattedre a diciotto ore (e quindi fatto lavorare di più gli insegnanti) sono illustrate qui sotto, prendendo ad esempio il sottoscritto, insegnante di Estimo ai Geometri. Altri insegnanti possono aver riscontrato cifre diverse, ma i risultati sono simili. Le prime caselle si riferiscono ai carichi di lavoro, le successive ad aspetti che hanno influito sulla qualità del lavoro anche di chi faceva, e ha continuato a fare, diciotto ore in classe.

1980 –  Orario cattedra di 16 0re 2014 –  Orario cattedra di 18 ore (+11%)
Tre classi da seguire Con la riduzione delle ore delle diverse materie le classi da seguire sono cinque (+67%).
Il numero di alunni andava da 60 a 75 con altrettante famiglie con cui tenere i contatti. Per effetto anche dell’aumento di alunni per classe si arriva da 125 a 150 alunni (+100%).
Se la materia comprendeva una valutazione scritta, in un anno c’erano da 360 a 450 compiti da preparare e correggere per classe. Con molti alunni in classe è difficile avere due voti per l’orale con le interrogazioni. In molti casi si aggiunge un test per l’orale. Ai 500 – 750 compiti (+100%) si aggiungono 50 – 60 test per classe (fino a 300).
Considerando sei consigli all’anno, c’erano 18 consigli di classe e 6 scrutini I Consigli di classe diventano 30 e gli scrutini 10. Per gli scrutini non c’è limite di tempo, un docente potrebbe invece rifiutarsi di partecipare a i consigli di classe quando superano il monte-ore annuale previsto.
Le classi erano tutte in un corso, si faceva conoscenza in terza e li si portava fino in quinta. Le classi sono su più corsi, non c’è più continuità didattica. Ogni volta può capitare di avere più di una classe nuova con cui fare conoscenza, magari per lasciarla dopo un solo anno.
I docenti dei tre consigli di classe erano più o meno gli stessi, appartenevano tutti allo stesso corso. Erano anche piuttosto stabili nel tempo. Il consiglio aveva modo di fare esperienza e crescere nel lavorare insieme. Le classi sono su più corsi, la composizione dei consigli varia da classe a classe e da un anno all’altro. Ogni volta si ricomincia da capo.
Alcuni insegnanti avevano più di una materia (ad esempio Italiano e Storia), quindi più ore in classe e più possibilità di conoscere gli alunni. Per formare le cattedre si dividono le materie fra più docenti, che passano meno ore in una classe. Consigli di classe più numerosi, con più docenti “di passaggio” che non conoscono la classe.
Quante ore lavora un docente per l’opinione pubblica? 18 Sempre 18

One Response to “Lavorare più, lavorare peggio”

  1. 1
    Specchio antico » Ma gli insegnanti lavorano già così:

    [...] andando a misurare il carico di lavoro secondo questi parametri si fanno scoperte interessanti. Ho provato a fare qualche calcolo sulla cattedra di Agricoltura, Economia ed Estimo che ho occupato all’Istituto tecnico per [...]

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