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Specchio antico

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Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)

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Auschwitz

La valigia di Raphaela e Sara Tausik

La valigia di Raphaela e Sara Tausik

“In questa stanza, per rispetto, è vietato fotografare” dice la guida. E io cosa potrei fotografare qui? Come potrei rendere con un’immagine quello che vedo? Non potrei. Con tutta la mia attrezzatura e la mia esperienza. Anche se mi lasciassero solo e libero. Posso solo guardare, e camminare davanti alle vetrine con i capelli dei prigionieri. Una sola vetrata, in più vetrine: una, due, tre… ma quante sono? E quanto è alto il mucchio? Quattro tonnellate, in questa stanza, dice la guida. Una quantità per camionisti. E sono solo quelli che erano rimasti negli ultmi giorni prima della liberazione del campo. Gli altri sono stati spediti alle fabbriche tessili, per farne tessuti. L’orrore si capisce anche con i passi sgomenti che ti porti in fondo alla stanza, poi a farne il giro e a uscire. Fotografare? No, grazie. Sarebbe inutile.

Auschwitz è così: è fatta di quantità e dettagli. Hai visto decine di volte le foto degli isolatori sui fili spinati. Ma non mi ero mai reso conto di quanti fossero i reticolati in questo posto. Le valligie accatastate sono tante, ma che erano Tausik Raphaela e Sara che abitava in Blumauergasse 10/9? Così avevano scritto, con cura, sulla loro valigia per ritrovarla dopo la doccia. Ho visto le baracche altre volte, ma la vastità di Birkenau si percepisce solo camminando, con quel portale così famoso che rimpicciolisce pian piano alle spalle. Ed è il lato minore. Di qua e di là possiamo solo immaginare le file di baracche in legno di cui sono rimasti gli inutili camini. Perchè il carbone serviva per altri usi.

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