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Specchio antico

Specchio antico

Ora vediamo come in uno specchio antico (San Paolo)

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In viaggio

aNell’immaginario collettivo viaggiare in roulotte è una cosa avventurosa da poveri, mentre viaggiare in aereo è una tranquilla cosa da ricchi. Eppure…

Per diversi anni abbiamo girato per l’Europa in roulotte e quest’anno, invece, siamo partiti in aereo per andare a trovare gli amici in Zambia. Prima della partenza abbiamo dovuto fare i conti con le limitazioni per il bagaglio che ci hanno costretto a considerare peso e dimensioni di quasi ogni cosa. Per l’attrezzatura fotografica impensabile portare il cavalletto o il 500mm. Ho finito col valutare persino il peso e l’utilità di una testa a snodo per usare il flash in macro o di una minuscola livella per mettere in piano la macchina fotografica. E comunque il portatile è dovuto rimanere a casa.

Poi il viaggio aereo. Tutto bene fino ad Addis Ababa dove la stagione è quella dei monsoni e siamo atterrati in pieno acquazzone tropicale che ha fatto cancellare tutti i decolli. Dopo una lunga attesa ripartiamo, con due ore di ritardo. Atterriamo a Lusaka quando ormai l’aereo per Ndola era partito da tempo, impreparati ad affrontare l’imprevisto. Per nostra fortuna avevamo incontrato un ragazzo zambiano che parla italiano, che ci ha fatto trovare un solerte funzionario in grado di assisterci nelle varie cose da fare. Intanto avevamo avvertito gli amici di Ndola col cellulare di un poliziotto, dato che i nostri non potevano collegarsi alla rete zambiana. Poi ci hanno aiutati a trovare un altro aereo, a cambiare gli Euro in dollari e in Kwacha zambiani e finalmente siamo partiti, su un piccolo turboelica bimotore da 18 posti il cui rumore ricordava quello di una falciatrice. Dopo un lunghissimo volo notturno di quarantacinque minuti siamo arrivati all’aeroporto di Ndola, che dopo il nostro arrivo ha tirato giù la serranda.

Non so quando ripeterò l’esperienza di un lungo viaggio aereo.

So però che quando tornerò a viaggiare con la roulotte mi godrò molto di più la possibilità, ad esempio, di portarmi dietro una pila di libri alta una spanna perché così posso scegliere. O di avere con me una bicicletta o un barbecue o la mia pallina antistress. E mi sentirò molto, molto ricco.

It’s time for Africa!

Domani parto per lo Zambia.  Vado a trovare Tina, da quasi trent’anni missionaria nella casa-famiglia di Ndola.  Starò laggiù un mese e durante questo tempo, appena potrò, vi terrò informati.

Superman e Pamparana

Se vedete la rubrica di Pamparana al TG5 delle 13 sapete che conduce  “L’indignato speciale” dove denuncia le ingiustizie contro i più deboli. Il paragone non è certo dovuto all’aspetto fisico, che ricorda piuttosto un certo maggiordomo custode di due nipoti in una vecchia serie di telefilm, quanto al modo in cui corre in soccorso dei meno fortunati.

Puntualmente, ogni giorno, scova, e non è difficile, un cittadino vittima di un’ingiustizia da parte di un ente pubblico e ne espone il caso all’indignazione dei telespettatori. Trova pensioni che tardano, analisi di laboratorio prenotate fra un anno, permessi negati e così via.

Nel vederlo, giorno dopo giorno, mi è venuto in mente Superman, per un suo particolare aspetto. Ricordo di aver letto che, come altri supereroi, scese in campo nella seconda guerra mondiale. Ma, notava un esperto di fumetti, sempre per casi singoli, sempre per salvare soldati rimasti isolati, poveri naufraghi o civili coinvolti per sbaglio. Non faceva quello che sarebbe stato più ovvio: volare a Berlino, prendere Hitler per il coppetto e fargli fare un bel tuffo nel Potomac. Magari con quache numero di contorno come mettere Mussolini a sedere nella neve siberiana o recapitare Hiro Hito a Pearl Harbour.

Ma, dicevano gli autori, Superman non poteva: aveva ricevuto l’ordine da papà Jor-el di non interferire col destino della terra.

Anche Pamparana si occupa rigorosamente di casi singoli. Durante la recente manovra non una parola è uscita dalle sue labbra sulle minacce all’assegno di invalidità, all’assegno di accompagnamento o all’inserimento scolastico. Slenzio, solo singoli casi, nessuno dei quali, guarda caso, riguarda, che io sappia, un insegnante di sostegno negato. E fra i cittadini vittime di ingiustizie non figura mai un extracomunitario.

Che anche Pamparana abbia ricevuto da un qualche papà l’ordine di non interferire col destino dell’Italia?

Vantarsi dei cadaveri (propri)

Se il primario di un ospedale si vantasse del fatto che i decessi nell’ultimo anno son aumentati, sono sicuro che non farebbe fatica a trovare un sindaco disposto a firmare un TSO per il più vicino reparto psichiatrico.

Questo non è successo però con il ministo Mariastella Gelmini nel momento in cui ha annunciato con orgoglio che le bocciature e le non ammissioni all’esame erano aumentate nell’ultimo anno. In un sistema scolastico serio questo sarebbe cosiderato preoccupante. In Italia, no. «I dati – afferma Viale Trastevere -  confermano l’andamento di una progressiva maggiore severità delle scuole già registrata l’anno precedente».

Quindi, un dato positivo. Esattamente come un ospedale che si vanta dei decessi.

Il tutto nella quasi totale assenza di commenti dei giornali. La sola Repubblica si chiede se la colpa non sia degli studenti, nessuno adombra il fatto che sia la scuola a funzionare peggio.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla scomparsa della continuità didattica, alla sottrazione progressiva delle risosrse, ad un aumento degli alunni per classe. L’anno prossimo sarà ancora peggio, con classi sempre più affollate, una riforma da attuare senza indirizzi precisi dall’alto e insegnanti non certo motivati dalla ruberia attuata dalla manovra nelle loro tasche.

Se tutto questo avrà i suoi effetti, vedremo aumentare ancora le bocciature.

Dovremo assistere allo spettacolo di un ministro gongolante perchè la scuola ha guadagnato ancora più rigore?

Pr(ahi)vacy

Un post del Blog di Michele Smargiassi sulla privacy mi ha provocato il seguente commento:

C’era una volta un mondo dove un Povero Fotografo entrava in una classe delle elementari e diceva alla maestra: “mi hanno chiesto di fare una una fotografia di bambini per il giornale Ics”. La maestra gongolante si metteva fra i bambini eccitati che, con l’autostima alle stelle, cinguettavano “Ci fa la foto e la mette sul giornale Ics!”. Il giornale Ics pubblicava la foto e vendeva venti copie in più, che finivano ben ripiegate nei cassetti delle famiglie. E viveveno tutti felici e contenti.
Ma un brutto giorno qualche Potente, a cui le fotografie davano fastidio, cominciò a convincere la gente che la fotografia violava una cosa che si chiamava Privacy. Finì che si approvò una legge per impedire alla Fotografia di violare la Privacy.
Per un po’ tutto ando’ bene, finchè un certo Genitore Avido, vedendo la foto del suo bambino sul giornale, invece di ripiegarlo per bene e metterlo in un cassetto, si ricordò che c’era una cosa che si chiamava praivasi (o qualcosa di simile) e penso’ di farci un po’ di soldi. Allora il Genitore Avido denunciò il giornale, il cui Direttore si prese una gran paura e disse al Povero Fotografo: “D’ora in poi per tutte le foto di bambini e di handicappati ci vuole la Liberatoria!”
Il Povero Fotografo non sapeva come fare, perchè chiedere le liberatorie era lungo e difficile e magari per rilasciarla i parenti del Genitore Avido volevano più soldi di quelli che lui prendeva per la fotografia. Così dal giornale sparirono le foto dei Bambini Felici  che il Povero Fotografo amava tanto fare. Sparirono soprattutto gli sguardi e i sorrisi, perchè magari qualche foto di bambini che giocano riusciva a passare, ma il Grafico cancellava inesorabilmente i visi dei bambini come era abituato a fare coi delinquenti.
Così da quel mondo sparirono i sorrisi dei bambini e tutti vissero meno felici e meno contenti.

A proposito di inefficienze

Ho cercato il testo della manovra sul sito del Governo.

Ho trovato un documento di 176 in Pdf. Ma non è la stampa in Pdf di un testo in world (che senz’altro esisterà negli uffici governativi, non credo usino ancora le macchine da scrivere) bensì un’mmagine scansionata delle pagine del documento.

Risultati:

  1. un file mostruoso di 14 Mb.
  2. i server governativi in crisi per tutto il pomeriggio, con conseguenti tempi di scaricamento biblici.
  3. nessuna possibilità di una ricerca testuale per trovare gli argomenti che interessano.

Pensate: un impiegato del ministero si è stampato e scansionato 176 pagine quando poteva semplicemente usare un software gratuito (PDF 995) per darci un file più leggero e usabile. Senza contare il tempo che ha fatto perdere agli Italiani.

Ministro Brunetta, quando serve, lei dov’è?

Quanto?

Parlo un po’ di fatti miei (il Blog è mio).

Alla mia famiglia la manovra costa. Il mio reddito non subirà decurtazioni, ma mia moglie per tre anni non avrà scatti di anzianità. Questo farà sì che arriverà alla pensione con uno scatto in meno, il che vuol dire cento Euro in meno al mese. Inoltre ritarderà di un anno l’andata in pensione e riceverà la liquidazione in tre rate annuali. Avevamo in progetto l’estinzione anticipata del mutuo della casa con la sua liquidazione e questo non sarà più possibile.

Ora, accumulando la mancata pensione, gli interessi sulla liquidazione e quelli che pagheremo di più sul mutuo e scontando tutto all’attualità al tasso del due per cento, viene fuore un danno di quasi ventimila Euro.

La crisi è grave e tutti devono fare sacrifici. Va bene.

Quello che vorrei sapere è quanto costa questa manovra al cittadino Silvio Berlusconi.

ICI e immobili fantasma

Guarda caso, adesso che il Governo ha bisogno di soldi salta fuoir che ci sono gli immobili fantasma, mai registrati al Catasto. Problema vecchio, che però sembrava aver tovato un asoluzione, almeno fino a due anni fa. Perchè due anni fa è stata abolita l’ICI sulla prima casa.

Cosa c’entra? C’entra perchè l’ICI è una tassa comunale e quindi i Comuni hanno (o avevano) l’interesse a scoprire gli abusivi. Così affidavano a ditte private il compito di verificare sul terrreno la completezza delle mappe catastali.

Ora che non incassano più nulla dalle prime case, la convenienza dei controlli è molto diminuita e quindi non si fanno più.

Rimpiangere un’imposta non mi sembra poi così assurdo.

I numeri danno i numeri?

Nel dibattito sulle intercettazioni telefoniche viene dato per certo dalla destra il numero di dodicimilionicinquecentomila cittadini intercettati in Italia. Il dato viene ricavato moltiplicando  dodicimilacinquecento intercettati per la media di cento contatti per ogni persona.
In realtà questa cifra sarebbe valida solo nell’ipotesi che ognuno dei cento contatti di ogni intercettato sia diverso dai cento di ogni altro cittadino cittadino sottoposto a controllo.
L’ipotesi è chiaramente inverosimile. E’ invece plausibile che molte telefonate avvengano all’interno di una specie di “circolo di disonesti”, per cui alcune hanno luogo fra intercettati e altre con cittadini che fanno parte dei contatti di più di un controllato. Questo ridurrebbe di molto il numero dei cittadini le cui telefonate vengono registrate occasionalmente.

Lo stesso tipo di errore dà luogo in genetica a un paradosso. Dato che il numero dei nostri ascendenti raddoppia ad ogni generazione e invece andando a ritroso nel tempo la popolazione diminuisce, a un certo punto ognuno di noi avrebbe un numero di ascendenti superiore alla popolazione della terra all’epoca. Questo non avviene perchè abbiamo antenati comuni, che fanno parte di un circolo ristretto di persone.

Scuola, soldi, privacy, censura

Durante una riunone una persona che ha contatti col Ministero della pubblica istruzione ha raccontato di aver detto a un funzionario del Ministero che le scuole non hanno più soldi. Si è sentito rispondere semplicemente “non è vero”.

Supponiamo che dopo l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni, che dovrebbe salvaguardare la privacy, io scriva sul mio blog “le scuole non hanno più soldi”. Supponiamo che questo capiti, per puro caso, sotto gli occhi del funzionario di cui sopra.  Potrebbe chiedere la rettifica entro quarantotto ore. In caso contrario rischierei una multa fra i sette e i dodicimila Euro. Se in quelle quarantottore fossi in vacanza, la cosa potrebbe costrmi cara.

Se avevo dei dubbi sul fatto che si tratti di difendere la privacy di mettere il bavaglio, mi sono passati.