La notizia è che Bettina Goering, pronipote del gerarca nazista, e suo fratello si sono sottoposti a sterilizzazione per evitare di propagare i geni nefasti del Nazismo.
La notizia mi ha agghiacciato, non solo perché per arrivare a tanto una persona deve essere giunta a un punto tale di disgusto per le proprie origini da negare a sè stessa la possibilità di perpetuarsi. E questo sottintende un giudizio negativo anche su sè stessa con cui deve essere stato difficile convivere.
Ma la cosa che mi ha dato un senso di smarrimento e di pietà per Bettina è stato il fatto che si tratta di un gesto profondamente nazista.
Fa parte dell’ideologia nazista, infatti, una fiducia cieca nel determinismo genetico, per cui gli Ebrei non avrebbero praticato la cosiddetta usura per via della funzione storica a loro assegnata, ma per un qualcosa che è scritto nei loro geni e che quindi non può essere eliminato se non cancellando la “razza” dalla faccia della terra.
Il veleno del Nazismo non stava nei geni di Bettina, ma nella sua mente e da lì ha colpito ancora, eliminando possibili discendenti che, secondo lei, non avrebbero potuto far altro che perpetuare gli orrori del passato.
Conosco molte cose degli orrori del Nazismo e delle sue vittime.
Ora so che è capace di uccidere anche la speranza.
2 March 2010 | Parole chiave: genetica, Nazismo, razzismo | Categoria: Attualità, Pace | Scrivi il tuo commento
“Sopraffatto poi e come soffogato dal fracasso di tante voci, dalla vista di tanti visi fitti, di tant’occhi addosso a lui, si tirava indietro un momento, gonfiava le gote, mandava un gran soffio, e diceva tra sé: ” por mi vida’ que de gente! ” – Viva Ferrer! Non abbia paura. Lei è un galantuomo. Pane, pane!
- Sì; pane, pane, – rispondeva Ferrer: – abbondanza; lo prometto io, – e metteva la mano al petto.
- Un po’ di luogo, – aggiungeva subito: – vengo per condurlo in prigione, per dargli il giusto gastigo che si merita: – e soggiungeva sottovoce: – si es culpable-.”
Alessandro Manzoni, I promessi sposi
“Chi sbaglia e commette reati non può restare in nessun movimento politico. Le persone sottoposte a indagini o processi non devono essere nelle liste. Poi se ci sono dubbi sulla loro colpevolezza, si deciderà caso per caso”
Silvio Berlusconi
20 February 2010 | Parole chiave: Berlusconi | Categoria: Attualità, Così ci fregano, Politica | Scrivi il tuo commento
L’onorevole Giovanardi, responsabile delle politiche antidroga, ha avuto una brillante idea.
Sottoporre a un test antidroga i parlamemntari.
Idea che sottoscriverei subito se il test fosse periodico e obbligatorio, pena la decadenza immediata. In caso di positività, decadenza dall’incarico, ricovero coatto in comunità terapeutica e un cospicuo risarcimento danni, per aver preso in giro il Popolo italiano.
Invece l’on Giovanardi ne ha proposto una versione decisamente “low profile”: test volontario e anonimo.
Così un parlamentare ha deciso di sottoporsi comunque al prelievo, fidando nel fatto che sarebbe stato protetto dall’anonimato. Un test fra i 232 è infatti positivo. Così il test risulta praticamente inutile, non si sa chi è il drogato e un’altro po’ di fango è stato gettato sulle istituzioni. Come se ce ne fosse il bisogno.
Apensarci bene un risultato è emerso: almeno uno dei parlamentari è più furbo di Giovanardi.
Ma non ci vuole un gran sforzo.
19 February 2010 | Parole chiave: droga, Giovanardi, parlamento, test | Categoria: Attualità, Così ci fregano, Politica | Scrivi il tuo commento

Urania 1161, 8 settembre 1991
Confesso subito che sono molto sensibile agli aspetti spettacolari dei film. Per cui mi sono goduto a pieno gli effettoni di Avatar e sono rimasto incollato allo schermo per tutte le due ore e quaranta del film.
Anche se ad un certo punto ho realizzato che stavo guardando “Un uomo chiamato cavallo” trasposto nello spazio 3D, con frequenti flash di altre pellicole. Sono rimasto nel dubbio che i pezzi di altri film che riconoscevo man mano, da “Guerre Stellari” a “Gli uccelli” solo per citarne due, fossero omaggi, citazioni o scopiazzature. Diciamo che il coltello di Rambo in mano ad un Trasformer (o esoscheletro di Starship Trooper, a scelta) mi ha lasciato molto perplesso.
Per il resto, piattume.
Non un personaggio che avesse un po’ di approfondimento psicologico. Già visto l’uomo bianco che rimane affascinato da una civiltà diversa. Se solo per una scena Jack Sully avessa mostrato di fare tesoro della sua esperienza di handicappato, magari direi che è stato un capolavoro. Ma non c’è stato nè questo nè altro.
“Salvate il soldato Rayan” mi aveva già quasi convinto a rifugiarmi tra le poltroncine per sfuggire al fuoco nemico (non l’ho fatto, ma per un pelo).
La “Beautiful Mind” del professor Nash è stato davvero un avatar per entrare nel mondo della follia.
Ma in Avatar, a parte la grafica 3D, non ho trovato niente di nuovo.
Però, confesso, mi sono divertito.
29 January 2010 | Parole chiave: Avatar, cinema, film | Categoria: Attualità | Scrivi il tuo commento
Michele Smargiassi è un fotografo che tiene un interessante blog sulle pagine di Repubblica. Ha pubblicato un interessante post sul tema della rappresentazione del dolore in fotografia che ho sentito il dovere di commentare.
Non è facile per me commentare e non possso farne a meno.
Ho fotografato per anni l’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII cercando di evitare, soprattutto quando la Comunità si occupava di handicap, di riprendere immagini di dolore o pietistiche che non rispettavano la dignità della persona.
C’è una foto che mi ha suscitato spesso emozioni e interrogativi, perchè mi tocca da vicino.
Ritrae un gruppo di pompieri che estrae, fortunatamente viva, mia madre dalle macerie dell’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, mentre mio padre assiste lì vicino.
Mi sono chiesto perchè scattava, se non avesse fatto meglio a dare una mano e anche cosa avrei fatto in una situazione simile.
Dopo tanti anni penso che quella foto doveva esserci, che è bene che queste foto ci siano perchè tendiamo a rimuovere le immagini di dolore dalla nostra mente e quindi l’emozione va rinnovata.
Insomma, qualcuno deve pur farlo. I pompieri hanno fatto il loro dovere e il fotografo pure.
Mi è capitato in seguito di andare a prender controvoglia la macchina fotografica dal bagagliaio perchè, anche se avrei voluto fare tutt’altro, c’era un’emozione che sentivo di dover trasmettere.
Che poi il fotografo, come i pompieri, venga pagato per il suo lavoro “pazienza”. Ma credo che, onestamente, se quel lavoro gli porta un profitto superiore al normale, il fotografo debba interrogarsi se devolvere almeno il di più rispetto al normale compenso alle vittime della tragedia che ha documentato.
22 January 2010 | Parole chiave: dolore, Fotografia | Categoria: Attualità, Fotografia | Comments (1)
Ricercatori israeliani affermano che la Musica di Mozart provoca una crescita più rapida dei neonati prematuri.
Sono un ammiratore del grande compositore austriaco e ne ascolto spesso qualche CD.
Negli anni passati la sua musica è stata accreditata delle proprietà più stupefacenti, dall’incremento di produzione di latte delle bovine ad un effetto benefico sull’intelligenza umana. Su quest’ultimo punto, peraltro, concordo pienamente.
Restano aperti meravigliosi orizzonti per la scienza. Se una mamma allatta il figlio ascoltando Mozart, produce più latte? Il neonato diventa più intelligente? Diventa più intelligente anche la mamma? Si diventa più intelligenti con la musica di Mozart o con la patata Selenella?
Ma soprattutto, i ricercatori israeliani non possono trovare un’altra scusa per ascoltare Mozart sul lavoro?
Beh, potrei continuare, ma K40 è finito e devo andare a cambiare il CD alle mie piante grasse. Hai visto mai?
10 January 2010 | Categoria: Patacate varie ed eventuali, Scienza | Scrivi il tuo commento
Secondo un sondaggio, il 75% degli italiani è soddisfatto dell’ultima prestazione del Servizio sanitario nazionale e il medesimo è classficato ai primi posti nel Mondo, con il riscontro di un’aspettativa di vita al decimo posto nella classifica mondiale.
Ma in Italia siamo convinti che ci sia la malasanità.
E le foto a fianco sembrerebbero confermarlo.
Pensate, nemmeno Berlusconi trova un infermiere capace di mettere un cerotto al posto giusto!
Guardate le due foto.
Nella foto con l’On. Biancofiore c’è un cerotto sulla guancia dove, dalle foto scattate subito dopo l’aggressione, non risulta nessuna ferita. Invece non c’è nulla sulla vistosa ferita al labbro.
Vedete, nemmeno Berlusconi riesce a trovare un infermiere con una mira appena decente.
Figuriamoci gli altri.

Naturalmente qualcuno potrebbe pensare che il Premier non avesse affatto bisogno di cerotti e quindi quello sulla guancia è messo lì apposta per impressionare il pubblico.
Ma noi non ci uniremo alle malelingue e ai seminatori di odio.
5 January 2010 | Parole chiave: aggressione, Berlusconi, ferita, malasanità, sanità | Categoria: Attualità, Politica | Scrivi il tuo commento
Tempo fa, riprendendo un articolo di Edmondo Berselli, riportavo uno schema di azione che il Govarno applica: creare un allarme fasullo, poi dire che è stato sventatao un pericolo che non c’era.
L’ultima dichiarazione del Ministro Maroni è un esempio da manuale: dopo una settimana spesa a creare falsi allarmi su Facebook, oggi l’annuncio: ci siamo accordati per un’autoregolamentazione.
Come se Facebook non avesse un suo regolamento, come dicevo due giorni fa e come potete vedere qui, ammesso che siate utenti registrati. Il regolamento c’è, come in tutti i social network.
Ma nonostante tutto Maroni si vanta “Sarebbe il primo caso al mondo di autoregolamentazione su un terreno così delicato, che vede da una parte la garanzia di libertà di espressione del pensiero e dall’altra la necessità di rimuovere contenuti che integrano gravi reati“.
Disclaimer: Dicendo che l’On. Maroni è un cacciaballe non intendo assolutamente istigare all’odio verso il suddetto. Intendo semplicemente esprimere un giudizio sulla qualità del suo modo di fare politica e auspico che venga mandato a casa usando i normali mezzi messi a disposizione dall’attuale ordinamento democratico.
23 December 2009 | Parole chiave: facebook, Lega, maroni, Politica | Categoria: Attualità, Così ci fregano, Economia, Lega, Politica | Scrivi il tuo commento
Ultimamente nel dibattito intorno a Facebook sono stati usati alcuni pregiudizi, falsi per quanto riguarda Internet e ancora di più nel caso di Facebook.
Vediamoli.
“Su internet si pubblica in modo anonimo”. Per accedere ad Internet occorre avere un numero, come per il telefono. I numeri vengono debitamente registrati ede è possibile risalire all’utente. Per accedere a qualsiasi servizio occorre fornire la propria e-mail. Naturalmente, come nel “mondo fuori dalla Rete” c’è chi fornisce documenti falsi. E chi, di mestiere, scopre i malfattori.
Su Facebook tutti devono farsi conoscere e quasi tutti si presentano con il proprio nome. Per comunicare con gli altri, infatti occorre farsi accettare come amici e questo è impossibile se non si dà il proprio nome.
“Tutti possono vedere i contenuti” In teoria e per alcuni contenuti. In pratica… magari! Solo pochi amici vedranno questo post e nessuno ha mai visto alcune foto del mio account di Flickr. (Spudorato tentativo di aumentare i contatti). Molti forum o mailing-list hanno contenuti accessibili ai soli utenti registrati.
Se non siete registrati su Facebook non potrete vedere alcun contenuto e se vi registrate potete vedere solo quanto è postato dai vostri amici oppure quello che c’è nei gruppi che andate a cercare. Naturalmente i contenuti viaggiano da una cerchia di amici all’altra come in un passaparola, ma questo avviene solo per quello che ha un largo consenso. La trasparenza ha comunque un vantaggio: più i contenuti violenti o osceni sono visibili, più è probabile che qualcuno li segnali e che vengano eliminati. Lo sapevate che è normale che certi contenuti vengano eliminati?
“Internet senza regole” Niente può funzionare senza regolle e Internet non fa eccezione. Tutte le applicazioni che prevedono la partecipazione degli utenti hano una loro regolarmentazione. Le regole sono funzionali agli scopi del gruppo, vengono liberamente accettate dagli utenti e fatte rispettare dagli amministratori. Valgono per i siti Iternet le stesse regole della società civile. Il problema, semmai è che i Governi fanno fatica a rimanere al passo del prograsso tecnologico e a farle rispettare. Se poi si vuole, ci si riesce. Provate a cercare un sito che venda sigarette di contrabbando. Vi ritrovate nella pagina dei Monopoli di Stato.
Facebook ha un suo codice di comportamento preciso che gli utenti devono rispettare. Tanto preciso che ha sollevato polemiche la decisione di eliminare tutte le foto di donne in allattamento che mostrassero un capezzolo. I gruppi che non rispettano le regole (istigazione alla violenza, contenuti osceni) vengono eliminati dietro segnalazione degli utenti. Chi ha sollevato l’allarme sui gruppi violenti poteva semplicemente segnalarli. Anch’io ho provato a segnalare gruppi che istigavano all’odio verso gl’immigrati. Sparivano in genere prima di raggiungere i trenta iscritti.
21 December 2009 | Parole chiave: facebook, Internet, violenza | Categoria: Attualità, Politica | Comments (1)
Nel ‘69 avevo diciassette anni e potevo anche crederci. E devo confessare che ci ho creduto per annni. Anche perché la vicenda di Piazza Fontana diventava, col tempo, sempre più caotica, fra processi trasferiti, annullati e contraddittori. La vicenda diventava sempre più lontana e confusa. Che la resposabilità non fosse dell’anarchico Valpreda, ma dei fascisti Freda e Ventura, mi sembrava un fatto lontano. E questo straniamento avvenne anche per la stazione di Bologna, che ha colpito molto, molto vicino a me.
Ma tutto mi apparve chiaro pochi giorni prima del G8 di Genova. A Bologna una bomba, non esplosa, viene attribuita agli anarchici. “Ci risiamo” ho pensato “si ricomincia con un vecchio copione”. E comincia ad avere paura per i miei amici, fra cui don Oreste Benzi, che stavano per partire per quella città. Avevo capito che a Genova sarebbe scattato il meccanismo della strategia della tensione e della criminalizzazione del dissenso. Così è stato.
Da allora cominciai a farci caso. Altre bombe inesplose “opera degli anarchici” venivano puntualmenta trovate quando la tensione cominciava a salire. Ad esempio quando cominciò ad esserci tensione per la ferrovia in Val di Susa, puntuali “gli anarchici” posero una bomba, che non esplose. Le bombe inesplose fanno meno sensazione, si dimenticano in fretta. E se non si trovano i colpevoli, nessuno protesta. Ma se esplode e fa vittime, allora bisogna indagare a fondo e potrebbero venir fuori verità scomode.
Questa notte hanno trovato una bomba alla Bocconi, è esplosa “solo in parte” ed è stata attribuita ad un gruppo anarchico.
Bisogna battere il ferro finchè è caldo.
16 December 2009 | Categoria: Senza categoria | Scrivi il tuo commento